della redazione

Pagine Esteri, 17 marzo 2022 (la foto è di Mustafa Bader) – Si allunga la striscia di sangue in Cisgiordania dove l’esercito israeliano  a inizio settimana ha ucciso altri due palestinesi, uno dei quali adolescente. Un terzo palestinese è caduto sotto il fuoco di una unità speciale della polizia nella città beduina di Rahat nel deserto del Neghev. Sono venti dall’inizio dell’anno i palestinesi uccisi da soldati e poliziotti israeliani, quasi tutti giovanissimi, alcuni dei quali in circostanze non ancora chiarite. Da parte sua il portavoce militare ripete che tutte le uccisioni sono legate ad «atti di terrorismo». Nader Rayan, 17 anni, è stato colpito da proiettili alla testa e al torace durante un raid di reparti israeliani a Balata (Nablus) il più grande dei campi profughi palestinesi in Cisgiordania. Gli spari sono cominciati dopo l’arresto di Ammar Arafat ricercato da Israele. Un testimone ha riferito che Rayan era in sella a uno scooter con un amico quando è stato colpito.



La seconda uccisione è avvenuta nel campo profughi di Qalandiya, alla periferia nord di Gerusalemme. Alaa Shaham, sulla ventina, è stato ucciso da un proiettile alla testa mentre nel campo era in corso una incursione di militari israeliani. Altri sei palestinesi sono stati feriti. Nelle stesse ore Sanad al Harbad, 27 anni, è stato ucciso a Rahat, la più grande città beduina di Israele. La polizia sostiene di essere entrata a Rahat per arrestare alcuni ricercati e di aver risposto al fuoco di un uomo armato. Questa versione non trova piena conferma a Rahat, al centro delle tensioni politiche causate dai piani di trasferimento di parte della popolazione beduina e dal mancato riconoscimento di diversi villaggi da parte delle autorità israeliane. Defense for Children International riferiva ieri che Israele trattiene ancora i corpi di nove ragazzi uccisi dalle sue forze armate e che il 2021 è stato l’anno più sanguinoso per i minori palestinesi dal 2014: le forze israeliane hanno ucciso 76 palestinesi sotto i 18 anni, 15 dei quali in Cisgiordania e a Gerusalemme est e 61 a Gaza.

Intanto martedì dozzine di palestinesi residenti sulle colline a sud di Hebron hanno manifestato a Gerusalemme durante l’udienza della Corte suprema israeliana che dovrà esprimersi sull’espulsione di circa 1300 abitanti di Masafer Yatta, un territorio rurale con 20 piccoli villaggi con antiche strutture rupestri. La sentenza dei massimi giudici israeliani determinerà il futuro di otto delle 20 comunità situate nella «Firing Zone 918» una vasta area che le forze armate israeliane hanno destinato a poligoni di tiro e a basi di addestramento per truppe ed equipaggi di mezzi corazzati. Israele ha designato circa il 18% della Cisgiordania occupata come aree militari all’interno delle quali l’esercito proibisce la presenza dei civili. Nel 1999 i comandi militari hanno ordinato l’espulsione di circa 700 residenti con la motivazione che «vivevano illegalmente in una zona di tiro». Negli ultimi anni l’esercito ha demolito 64 strutture abitative che ospitavano 346 palestinesi. Pagine Esteri