AGGIORNAMENTO ORE 8

CISGIORDANIA. Almeno 2 palestinesi sono stati uccisi durante un raid dell’esercito israeliano nel campo profughi di Jenin alla ricerca di presunti complici dell’attentatore di Bnei Brak. Altri quattro palestinesi e un soldato israeliano sono rimasti feriti. Un terzo palestinese è stato ucciso su un autobus dopo che, afferma il portavoce militare, aveva ferito seriamente un israeliano con un cacciavite.



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di Michele Giorgio –

Pagine Esteri, 31 marzo 2022 (foto di Justin McIntosh) – «Cosa ci si aspetta da voi cittadini israeliani? Vigilanza e responsabilità. A chi ha il porto d’armi dico che questo è il momento di tenere una pistola (a portata di mano)». È questo l’appello che Naftali Bennett ha rivolto in un video alla popolazione israeliana, di solito già parecchio armata, dopo i tre attentati – l’ultimo, cinque morti, martedì sera a Bnei Brak – in cui, in appena una settimana, sono rimasti uccisi otto civili e tre agenti di polizia, e i quattro attentatori. È il bilancio più alto di vittime israeliane in soli sette giorni dal 2006. Due degli uccisi di Bnei Brak erano cittadini ucraini che lavoravano in un cantiere a Tel Aviv. Bennett ha annunciato che il suo governo ha accettato di formare una Brigata speciale della Polizia di frontiera che opererà nelle città miste ebraico-arabe.

L’attentatore di Bnei Brak (screenshot da Twitter)

Un ulteriore impegno è stato richiesto all’esercito. Mille soldati affiancheranno le forze di polizia. L’impiego dei militari di leva nelle città è solo una delle misure decise dal ministro della difesa Benny Gantz. Dodici battaglioni sono già stati inviati nella Cisgiordania palestinese sotto occupazione e altri due lungo la linea di demarcazione con la Striscia di Gaza. In queste ore critiche sono rivolte a mezza bocca agli apparati di intelligence che hanno sottovalutato o non visto le attività di piccoli gruppi di salafiti che si sono legati all’Isis che ha rivendicato i primi due attentati compiuti da tre arabo israeliani. Nessuna rivendicazione invece per l’attacco di due giorni fa a Bnei Brak compiuto da Diaa Hamarsheh, palestinese ventisettenne di Yabad, in Cisgiordania.

L’impressione è che esercito e polizia di Israele stiano colpendo nel mucchio più che avere una idea precisa di coloro che sono dietro i tre attacchi armati. Una trentina di palestinesi sono stati arrestati tra martedì sera e ieri, tra questi Yazan Hamarsheh, il fratello dell’attentatore. A Yabad ieri sono confluiti militari israeliani a bordo di numerose jeep ed è finito in manette il leader locale del movimento islamico Hamas, Adnan Hamarsheh. I media palestinesi hanno riferito di arresti anche a Kufr Qaddoum, Betlemme e Nablus. L’esercito ha chiuso alcuni varchi nel Muro costruito da Israele in Cisgiordania e posizionato cubi di cemento armato al posto di blocco di Tarqumiya, a ovest di Hebron: i soldati hanno impedito a manovali palestinesi di andare in Israele. Sono scattate anche rappresaglie dei coloni israeliani in Cisgiordania. Testimoni hanno raccontato che nel villaggio di Lubban al Sharqiya, (Nablus) i coloni hanno abbattuto ulivi e danneggiato case e auto degli abitanti con pietre e bastoni. Altri coloni hanno attaccato veicoli palestinesi a Burin, Burqa, Sinjil, Bireh e Deir Sharaf, Marda e Qariut. Il timore di rappresaglie e le operazioni dell’esercito hanno scoraggiato ieri tanti palestinesi della Cisgiordania dal tenere manifestazioni in occasione del Giorno della Terra, che ricorda l’uccisione di sei palestinesi e il ferimento di altre decine da parte della polizia di frontiera israeliana durante le proteste contro la confisca di terre arabe il 30 marzo del 1976. Nonostante la tensione raduni si sono svolti regolarmente in Galilea, dove migliaia di arabo israeliani sono sfilati in corteo da Sakhnin ad Arrabe, e nella Striscia di Gaza.

Si lanciano appelli alla calma mentre a Israele giungono messaggi di solidarietà da più parti, a cominciare dagli Stati uniti per finire al segretario generale dell’Onu Guterres. Re Abdallah di Giordania, che qualche giorno fa aveva incontrato a Ramallah il presidente dell’Anp Abu Mazen, ieri ha ricevuto ad Amman il presidente israeliano Isaac Herzog. «Il conflitto israelo palestinese dura da molto tempo e le violenze che ne derivano causano molto dolore, fornendo terreno fertile per la diffusione dell’estremismo» ha detto il sovrano hashemita. «La regione offre opportunità di cooperazione e integrazione economica. Tuttavia, questo processo non può essere esclusivo o limitato ad un solo gruppo di persone, è necessario che tutti possano plasmare il futuro del Medio Oriente, compresi i fratelli palestinesi» ha aggiunto il re Abdullah in riferimento al summit israelo-arabo di domenica e lunedì scorsi nel Negev dal quale sono stati esclusi i palestinesi. Si è anche espresso contro qualsiasi misura che impedisca l’accesso ai fedeli musulmani alla moschea di Al Aqsa di Gerusalemme durante il mese di Ramadan che cpmincia aprile. La polizia israeliana al contrario chiede al governo Bennett di approvare restrizioni all’accesso dei palestinesi sulla Spianata delle moschee. Pagine Esteri

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