di Sabina Valdez e Luis Darquea[1]

Pagine Esteri, 8 giugno 2022 – In data 4 giugno la Segreteria Generale del Consiglio Nazionale Elettorale dell’Ecuador, ha accolto la richiesta per la consegna dei moduli per la revoca del mandato del Presidente della Repubblica Guillermo Lasso e del Vicepresidente Alfredo Borrero, presentato dalla cittadina Kerly Carval. Dopo un anno di governo, Lasso ha generato un movimento popolare che chiede la sua revoca ed ora ha 7 giorni per pronunciarsi in sua difesa, in caso contrario comincerà la raccolta di firme a livello nazionale. Come si è giunti a questa situazione dopo soli 365 giorni di governo?



Dobbiamo fare alcuni di passi indietro per capirlo.

Nel bel mezzo di una pandemia, di una crisi economica e di forti tensioni sociali (ottobre 2019 – febbraio 2021), l’Ecuador ha svolto le sue elezioni per eleggere il suo nuovo presidente.

Su 16 candidati presidenziali, tre hanno raccolto la gran parte dei consensi. Arauz (centro-sinistra) con il 32.7%, Lasso (destra) il 19.7% e Yaku Pérez (sinistra) il 19.4%.

La sua campagna elettorale si era basata principalmente su 3 proposte: 1) la creazione di 1 milione di posti di lavoro, 2) la promozione di una campagna massiva di vaccinazione, 3) l’attivazione dell’economia con la riduzione delle tasse e l’aumento dello stipendio base da 400 a 500 dollari. Dopo aver vinto il ballottaggio con il 52.3% contro il candidato del centro – sinistra Andrés Arauz, è partito il “governo del encuentro”.

Indubbiamente, il governo Lasso è cominciato con ottimismo, perché la sua campagna vaccinale è stata migliore del previsto, le polemiche sulla vaccinazione VIP nel governo Moreno sono state rapidamente dimenticate. A 100 giorni di governo, Lasso godeva di un’approvazione popolare del 75%, secondo i dati delle agenzie di sondaggi Cedatos e Perfil de Opinión.

Tuttavia, proprio per l’ottimismo nell’aria, la caduta è stata più forte. Il governo ha avuto il suo primo colpo con gli ammutinamenti nelle carceri del paese che ha evidenziato l’abbandono del sistema penitenziario lasciando un bilancio drammatico: 390 morti (dal 2020 ad oggi). Poi lo scandalo internazionale “Pandora Papers” per presunta fuga di capitali dello stesso Presidente verso off-shore. Una ricerca mondiale, attraverso un articolo ha rivelato il nome di diversi funzionari pubblici coinvolti in società offshore, in tutto il mondo. Tra i nomi c’era quello di Guillermo Lasso. Secondo la Rete latinoamericana per la giustizia economica e sociale (LATINDAD): in Ecuador è vietato ai candidati a cariche pubbliche mantenere legami con i paradisi fiscali, territori utilizzati nella maggior parte dei casi per evadere le tasse nascondendo ricchezze e beni personali e aziendali. Questo divieto è stato legalmente stabilito tramite un referendum nel 2017.

Senza dubbio, questa informazione ha causato fastidio ai cittadini e ha mostrato le contraddizioni di Lasso: durante la campagna elettorale, aveva affermato che il modo migliore per recuperare economicamente il Paese era pagare le tasse allo Stato.

Il caso è stato poi archiviato dalla Corte dei Conti dell’Ecuador nel dicembre del 2021.

Altri seri problemi son giunti con la condotta del suo governo con le altre forze politiche all’interno dell’Assamblea che l’hanno ostacolato a più riprese negando di fatto l’approvazione di Leggi importanti su questioni economiche (Legge Opportunitá). Lasso ha risposto con fermezza dichiarando di governare con decreti legge d’emergenza baypassando l’Assemblea Nazionale. Comportamento che ha irritato ulteriormente gli altri partiti.

Il malcontento sociale è cominciato a farsi vivo e, seppur in forma ridotta, è ritornata la protesta nel mese di ottobre del 2021 (a 2 anni esatti dallo sciopero generale del 2019). Nel 2021 alcuni leader indigeni hanno annunciato all’Assemblea nazionale mobilitazioni contro il piano economico, diffuso dal presidente, nel quale sono stati inclusi l’aumento dei prezzi del carburante, le riforme del diritto del lavoro, la flessibilità e la precarietà lavorativa. Le prime segnalazioni di incidenti sono state registrate nelle province di Imbabura, Pichincha, Pastaza, Los Ríos e Azuay.

Tuttavia, queste mobilitazioni non hanno raggiunto un grado maggiore, poiché dopo pochi giorni l’Assemblea nazionale non ha accettato il nuovo piano economico emanato dal presidente e le proteste sono scemate.

Senza dubbio uno dei problemi più sentiti oggi dalla popolazione dell’Ecuador è l’incremento esponenziale dell’insicurezza e l’escalation di violenza in tutto il paese.

La destabilizzazione nelle carceri si è riversata nelle strade del Paese, principalmente a Guayaquil e in tutta la zona costiera. Ogni giorno la cronaca annuncia nuovi casi di sicariato, aggressioni, atti di violenza e omicidi. La situazione è critica per il Paese, al punto che Guayaquil oggi appartiene alle 50 città più pericolose del mondo, secondo il Citizen Council for Public Security and Criminal Justice A.C.

Inoltre, nel 2021 il tasso di omicidi è quasi raddoppiato, prendendo in considerazione il dato del 2020. Si è passati da 8 per ogni 1000 abitanti a 14 per ogni 100.000 abitanti (dati governativi).

A questa situazione si aggiunge l’inflazione, malgrado il Presidente della Repubblica abbia dichiarato nel suo discorso alla Nazione del 24 agosto che l’Ecuador sia il 2° paese di America Latina con il tasso più basso di inflazione.

Un gallone di benzina valeva $ 3,40 all’inizio dell’anno ed oggi è aumentato a $ 4,9.

Dopo un anno di governo arrivano i risultati delle principali agenzie di sondaggi che registrano una disapprovazione del 71%. Perfil de Opinión, per esempio, ha presentato i dati di approvazione in cui si evidenzia che dopo il processo di vaccinazione, l’accettazione popolare di Guillermo Lasso è diminuita in modo significativo. Nel luglio 2021 aveva ottenuto il 74% di appoggio, nel maggio 2022 solo il 30,82%.

La più grande disapprovazione per Lasso si verifica a Guayaquil, dove il 50,71% degli intervistati valuta la sua gestione come povera e il 18,51% come molto povera. Mentre, a Quito, il 44,84% lo giudica pessimo e il 18,16% pessimo.

 

[1] Giornalisti Free-lance