di Davide Matrone – 

Pagine Esteri, 24 giugno 2022 Quito. Siamo al 12° giorno di sciopero generale in Ecuador e la situazione continua a peggiorare. Ogni giorno si contano morti e feriti. Ieri i morti son stati 3.



Il primo nel tardo pomeriggio si è registrato nei pressi della Casa della Cultura. A morire sotto il fuoco della respressione è stato un giovane di una ventana d’anni, ex studente del Colegio Mejia. In nottata a Santo Antonio del Pichincha 2 morti e decine di feriti tra i manifestanti e le forze armate. Addirittura, nella stessa notte, durante i duri scontri nella zona della Mitad del Mundo, nelle reti circolavano messaggi allarmanti su gruppi di fascisti che sarebbero andati a fare “pulizia” sparando sugli indigeni nel Parco dell’arbolito.

Siamo alla guerra civile. In alcuni video che circolano in rete, si vedono giovani incappucciati con fucili sparare verso la polizia. Il popolo non cede ed è sempre più arrabbiato. Dall’altra parte il governo risponde con la repressione brutale. Il presidente della Repubblica è scomparso (dai media) e da giorni e non rilascia dichiarazioni. È una battaglia campale ma è impossibile prevedere l’esito finale.

Nello sciopero generale dell’ottobre del 2019, dopo 13 giorni si giunse a un dialogo tra le parti in causa; questa volta non ci sono le condizioni e lo sciopero potrebbe durare mesi. Uno spiraglio di luce giunge questa mattina dal gruppo parlamentare UNES (partito di Rafael Correa) che ha preso l’iniziativa e chiede la muerte cruzada del presidente della Repubblica, come sancito dall’articolo 130 della costituzione. Questo vorrebbe dire scioglimento anticipato delle camere e convocazioni di nuove elezioni. Tuttavia, ci vogliono 92 voti perché il Parlamento possa procedere allo scioglimento della Camera Legislativa e cioé i 2/3 dei parlamentari. Il gruppo parlamentare UNES è composto da 47 assembleisti. Si attende, quindi, la risposta degli altri due gruppi parlamentari, Izquierda Democrática e Pachakutik, che insieme contano giusto 45 assembleisti, che sommati a quelli di UNES sono sufficienti per dare la spallata al governo Lasso.

 

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