della redazione –

Aggiornamento ore 16.40



Almeno 125 i feriti, secondo il Ministero della Salute iracheno. 100 tra i manifestanti, che hanno lanciato pietre in direzione della polizia e 25 tra le forze di sicurezza, che hanno utilizzato gas lacrimogeni e granate stordenti per disperdere la protesta. I sostenitori di al-Sadr hanno preso il controllo del parlamento e non intendono, questa volta, abbandonare l’area.

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Pagine Esteri, 30 luglio 2022 – Questa mattina i sostenitori di Muqtada al-Sadr, il leader della corrente sciita maggioritaria e nazionalista, hanno nuovamente preso d’assalto il parlamento iracheno, a Baghdad, per impedire la nomina a primo ministro del rappresentante della corrente sciita minoritaria, Mohammed Shia al-Sudani, filo-iraniano.

Le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni nel tentativo di disperdere il corteo prima che riuscisse a superare il cordone di sicurezza che delimita la Green Zone, l’area protetta in cui risiede il parlamento, appunto, e alcuni organismi diplomatici internazionali. Il primo ministro, Mustafa al-Kadhimi, ha chiesto alle forze di sicurezza di fare il necessario per difendere le istituzioni statali e gli organismi governativi.

Il network Al Jazeera riporta la notizia di numerosi feriti a causa dei lanci dei gas lacrimogeni, gas che non hanno fermato, però, i manifestanti, i quali anzi avanzano cantando slogan di sostegno ad al-Sadr. Il leader nazionalista, esponente di una importante dinastia religiosa, è accusato dai suoi rivali di voler distruggere l’alleanza tra Iraq e Iran a favore di quella con l’occidente e le monarchie del Golfo.

Al-Sadr ha provato, nei giorni successivi alle elezioni, a formare un governo che superasse la tradizionale spartizione settaria del potere in Iraq, coinvolgendo le diverse fedi e le diverse etnie. L’opposizione al suo progetto ha portato ad uno stallo politico del quale hanno approfittato i membri della corrente sciita rivale, quella pro-iraniana.

È la seconda volta nel giro di una settimana che i manifestanti entrano nella Green Zone e occupano il parlamento. Già lo scorso mercoledì i sostenitori del leader sciita Muqtada al-Sadr, hanno protestato contro la candidatura a primo ministro del leader del blocco sciita avversario, Mohammed Shia al-Sudani.

Nonostante sia stata la coalizione di Muqtada al-Sadr ad aggiudicarsi il maggior numero di seggi in parlamento (73 su un totale di 329), il leader sciita non è riuscito a trovare i numeri necessari alla formazione di un nuovo governo. Lo stallo prosegue ormai da 10 mesi. Come fortemente voluto dagli americani durante l’occupazione del Paese, la spartizione delle cariche politiche in Iraq è definita: il primo ministro è assegnato alla corrente sciita, il presidente del parlamento è sunnita e il presidente federale è di nomina curda.

In quell’occasione il Primo Ministro, Mustafa al-Kadhimi si era rivolto ai manifestanti, intimandogli di lasciare immediatamente il perimetro del parlamento, una green zone normalmente inaccessibile. Il primo Ministro ha anche dichiarato che le forze speciali non avrebbero esitato ad utilizzare i mezzi necessari per sgomberare l’area, qualora il suo appello fosse caduto nel vuoto.

Centinaia i manifestanti, in molti sventolavano fotografie del leader sciita Muqtada al-Sadr, che qualche settimana fa era uscito dal Parlamento, assieme ai suoi deputati, in segno di protesta. È stato lo stesso al-Sadr a portare a conclusione, mercoledì, senza spargimento di sangue, l’occupazione del parlamento, chiedendo ai propri seguaci di ritirarsi.

Per oggi, Sabato 30 luglio, era prevista la seduta per il voto sulla nomina a primo ministro. Si immaginava un ritorno dei sostenitori di al-Sadr e la tensione è molto alta. Se dovesse essere confermato il nome di al-Sudani, la situazione potrebbe diventare molto più violenta e preoccupante: la spaccatura tra forze sciite pro Iran e quelle vicine ad al-Sadr rischia di portare il paese alla guerra civile#BreakingNews. La spaccatura tra le forze sciite pro-Iran e quelle nazionaliste di al-Sadr rischia di portare il Paese alla guerra civile. La tensione è molto alta.