Il sogno futuristico del (a dir poco) controverso Mohammed bin Salman (Mbs) si ridimensiona, lasciando spazio a una versione molto più limitata di quella che per anni è stata presentata come la più ambiziosa operazione di ingegneria urbana del XXI secolo. Neom, il progetto simbolo della Vision 2030 saudita, è in una fase di drastica revisione che segna una rottura netta con la narrazione trionfalistica costruita sin dal suo lancio.
Secondo fonti informate, il principe ereditario, che presiede Neom, ha dato indicazione di lavorare a un progetto “molto più piccolo”, riconoscendo implicitamente i limiti, gli errori di pianificazione e i costi fuori controllo dell’impianto originario. L’area interessata resta immensa, lungo la costa del Mar Rosso, grande quanto il Belgio, ma la portata delle infrastrutture previste è destinata a cambiare radicalmente.
Al centro del ridimensionamento c’è “The Line”, la città lineare lunga 170 chilometri che avrebbe dovuto attraversare il deserto dal mare alle montagne, simbolo di un’urbanistica senza strade, auto e emissioni. Come riportato dal Financial Times, quella visione è ormai archiviata. Al suo posto, Neom potrebbe trasformarsi in un polo industriale e tecnologico, con un’attenzione particolare alle server farm e all’intelligenza artificiale, settori ritenuti più coerenti con le priorità economiche del regno. La posizione costiera offrirebbe un vantaggio tecnico non secondario, consentendo il raffreddamento delle infrastrutture digitali con acqua di mare.
La svolta arriva in un momento delicato per le finanze saudite. Dopo un decennio di spese colossali, la liquidità si è ridotta, mentre i prezzi del petrolio restano inferiori alle aspettative necessarie per sostenere progetti di questa scala. A ciò si aggiungono impegni internazionali onerosi, come l’Expo 2030 e i Mondiali di calcio del 2034, che impongono a Riad una ricalibrazione delle priorità di bilancio.
Il cambio di passo è stato reso evidente anche da una decisione simbolica: la stazione sciistica di Trojena, altro tassello iconico di Neom, non ospiterà più i Giochi Asiatici Invernali del 2029, come annunciato ufficialmente sabato. Anche Trojena sarà ridimensionata, in linea con una strategia che punta a salvare ciò che è sostenibile, abbandonando il resto.
Sul piano gestionale, il progetto ha perso uno dei suoi principali architetti. La dimissione improvvisa, nel novembre 2024, dell’amministratore delegato Nadhmi Al-Nasser ha segnato uno spartiacque. Il suo successore, Ayman Al-Mudayfar, ha avviato una revisione completa della portata e delle priorità di Neom, attesa per la fine del primo trimestre di quest’anno. Architetti e pianificatori sono già al lavoro per ripensare “The Line” in una versione più modesta, adattata alle infrastrutture costruite negli ultimi anni secondo logiche ormai superate.

Per anni Neom è stato una macchina che ha bruciato risorse, generando però enormi profitti per consulenti internazionali, grandi studi di architettura e colossi delle costruzioni. Decine di miliardi di dollari sono stati investiti in quello che è stato definito il più grande cantiere del mondo, prima che i lavori rallentassero fino quasi a fermarsi. In una dichiarazione al Financial Times, l’amministrazione di Neom ha ribadito di essere impegnata a riallineare le proprie iniziative agli obiettivi nazionali e alla creazione di valore nel lungo periodo. Lo stesso Mohammed bin Salman ha più volte affermato di essere pronto a cancellare o modificare radicalmente qualsiasi progetto se l’interesse pubblico lo richiedesse. Parole che oggi sembrano tradursi in una presa d’atto: il futuro dell’Arabia Saudita non può poggiare su visioni spettacolari ma finanziariamente insostenibili.
Sotto pressione resta il Fondo di investimento pubblico, che con quasi mille miliardi di dollari di asset controlla Neom e deve ora dimostrare di saper trasformare ambizione politica e spesa pubblica in ritorni concreti.
In ogni caso, il ridimensionamento di Neom non è un aggiustamento tecnico, è un fallimento personale per il potente principe ereditario saudita.
















