Nella notte, le bombe israeliane sono tornate a colpire la periferia sud di Beirut. I quartieri di Haret Hreik e la periferia meridionale della capitale sono stati bersaglio dei bombardamenti, riportando la città al centro dello scontro regionale.

Dall’ottobre 2024 il Libano è bersaglio degli attacchi israeliani, e la sua capitale era stata nuovamente colpita nel novembre 2025, quando un alto comandante militare di Hezbollah era stato ucciso nel quartiere di Dahieh.

Il Libano oggi si ritrova ancora una volta travolto da una guerra, intensificatasi dopo il bombardamento israelo-americano contro l’Iran e l’uccisione della guida suprema, l’Ayatollah Sayyed Ali Khamenei.

Il mondo sciita ha reagito al martirio dell’ayatollah con manifestazioni in diverse regioni del Medio Oriente e dell’Asia. Nella città di Karachi, in Pakistan, fonti locali riferiscono di almeno dieci morti; altre violenze si sono registrate a Skardu e Islamabad, per un bilancio complessivo di circa ventitré vittime.

In Iraq, violenti scontri sono esplosi a Baghdad, nei pressi della Green Zone e dell’ambasciata americana. Anche a Teheran e in altre città iraniane migliaia di persone sono scese in piazza, sfidando gli attacchi statunitensi e rendendo omaggio all’Ayatollah Ali Khamenei. Anche il quartiere di Dahieh aveva omaggiato nella giornata di ieri la guida suprema dell’Iran. 

L’attacco alla capitale libanese è avvenuto dopo il lancio di missili dal Libano meridionale verso i territori israeliani. Poco dopo la mezzanotte tra domenica e lunedì 2 marzo, una serie di razzi e droni è stata lanciata contro il sito di difesa missilistica di Mishmar HaCarmel, nella parte meridionale di Haifa.

In un primo momento, le notizie diffuse dai media libanesi parlavano di cellule esterne al movimento sciita Hezbollah, probabilmente legate alla galassia dei movimenti palestinesi presenti in Libano. Nel corso della notte, tuttavia, le dichiarazioni ufficiali del partito sciita, diffuse attraverso i canali Telegram, hanno rivendicato l’attacco, come risposta all’assassinio della guida suprema dell’Iran, sancendo così l’ingresso ufficiale di Hezbollah nella guerra attualmente in corso.

I media libanesi di stampo moderato parlano di “ un incubo ricominciato”, ma soprattutto contestano al movimento sciita la scelta di trascinare il Libano in una nuova guerra. 

Il partito di Hezbollah ha definito invece l’operazionecome un atto legittimo di autodifesa, sostenendo che i continui attacchi israeliani e l’uccisione dei suoi leader conferiscano il diritto di rispondere. Il Libano dalla firma del cessate il fuoco ha subito, secondo stime ufficiali, più di 11 mila violazioni da parete dell’esercito israeliano. 

Mentre numerosi bombardamenti israeliani colpiscono il sud del Libano, dal territorio arrivano immagini di traffico congestionato e di residenti in fuga dalle aree a ridosso della Blue Line. In diversi villaggi nelle zone di Tiro, Bint Jbeil e Nabatiyeh, la popolazione sta nuovamente abbandonando le proprie abitazioni, in un clima che appare ancora più difficile rispetto al 2024, durante i mesi dell’occupazione israeliana nel sud del Paese.

Anche a Beirut si registrano scene caotiche: migliaia di persone stanno lasciando alcune aree della città, tra traffico intenso e crescente tensione.

Le dichiarazioni del governo libanese, per voce del primo ministro Nawaf Salam, definiscono l’azione di Hezbollah un atto «irresponsabile» e «sospetto». Nel frattempo, il bilancio provvisorio diffuso dal Ministero della Salute libanese parla di 31 morti e 149 feriti negli attacchi aerei israeliani di oggi, un numero purtroppo destinato ad aumentare.