Pagine EsteriLo scorso fine settimana i marines statunitensi dispiegati nel consolato di Washington a Karachi hanno aperto il fuoco contro i manifestanti durante l’assalto della folla, inferocita per l’aggressione militare all’Iran, alla rappresentanza diplomatica.

A dichiararlo sono stati ieri due funzionari del governo statunitense che hanno aggiunto di non sapere se gli spari abbiano ferito o ucciso i manifestanti.

Un portavoce del governo provinciale di Karachi, Sukhdev Assardas Hemnani, ha affermato che il personale di “sicurezza” del consolato ha aperto il fuoco, senza specificare se si sia trattato dei marines americani, delle guardie di sicurezza private o dei militari pakistani. Secondo i testimoni anche un manifestante avrebbe esploso alcuni colpi di arma da fuoco contro il consolato. 

Domenica dieci persone sono state uccise quando i manifestanti hanno violato il muro esterno del complesso gridando slogan come “Morte all’America” e “Morte a Israele”, dopo che la guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, era stata assassinata dagli attacchi degli Stati Uniti e di Israele. In totale sono stati 26 i dimostranti uccisi nel corso delle accese proteste che si sono verificate in diverse località del paese, animate soprattutto dalla comunità sciita, contro l’aggressione a Teheran.
Il Pakistan ospita la seconda comunità sciita più grande al mondo dopo l’Iran.

Lunedì, il governo locale ha vietato i grandi raduni in tutto il Pakistan ma i capi della comunità sciita hanno annunciato che continueranno a scendere in piazza. – Pagine Esteri