Pagine Esteri – Alcune comunità autonome della Spagna stanno vivendo una storica mobilitazione degli insegnanti.
In Catalogna, dopo un mese di manifestazioni e di giornate di sciopero, la maggioranza dei docenti delle scuole superiori hanno deciso ieri di continuare la lotta, sconfessando i sindacati maggioritari che nei giorni scorsi avevano raggiunto un accordo preliminare con il governo regionale.
Alla consultazione hanno partecipato il 60% degli insegnanti e il 65% ha votato contro l’accordo e a favore delle continuazione delle proteste, ritenendo insufficienti le concessioni del governo regionale. Tuttavia la Consigliera catalana dell’Istruzione e della Formazione Professionale, la socialista Esther Niubó, ha deciso di proseguire i negoziati con il Sindacato degli Insegnanti delle Scuole Secondarie (ASPEPC) ignorando la decisione della maggioranza dei lavoratori e delle lavoratrici. Le sezioni catalane dei sindacati spagnoli CC.OO e UGT si erano già sfilate dalla mobilitazione nel marzo scorso.
I sindacati alternativi CGT e Intersindical hanno chiesto le dimissioni di Niubó e hanno sostenuto la giornata odierna di sciopero e di manifestazioni nelle diverse città della comunità autonoma che continuano a chiedere un consistente aumento dei salari, una diminuzione della precarietà e massicci investimenti pubblici nell’istruzione.
Da parte loro i sindacati USTEC e ASPEPC, che hanno firmato il preaccordo con la Generalitat, hanno reagito in maniera opposta. La portavoce della prima sigla, Iolanda Segura, ha riconosciuto che la decisione di firmare l’accordo preliminare è stata affrettata e che lo sciopero in corso può ottenere migliori risultati; la seconda sigla, invece, ha disdetto la propria partecipazione alla giornata di lotta odierna che però ha avuto comunque un’ampia ripercussione, con la partecipazione delle scuole di tutta la Catalogna e anche del personale delle biblioteche e di quello del Comune di Barcellona. Secondo le stime, oggi almeno 90 mila persone sono scese in piazza in tutta la Catalogna nonostante il pre-accordo raggiunto con alcune sigle la scorsa settimana preveda la creazione per gli insegnanti della regione di una nuova componente salariale, il Supplemento di Miglioramento per il Servizio Scolastico Catalano, che dovrebbe aumentare progressivamente fino al 2029 raggiungengo la cifra mensile di 173 euro. La Generalitat si è anche impegnata ad assumere altri cinquemila insegnanti entro il 2028.
Ma i sindacati di base, gli insegnanti autorganizzati e la stessa USTEC – che si è impegnata in un processo di autocritica dopo aver sostenuto il voto a favore dell’accordo preliminare sconfessato dalla base – promettono ora di intensificare le proteste. Una nuova giornata di sciopero generale è stata convocata dall’USTEC, dalla CGT, dalla COS e dall’Intersindical per il 9 giugno prossimo, in concomitanza con la visita di Papa Leone a Barcellona. I promotori dello sciopero, tra le altre cose, pretendono che i salari vengano agganciati all’aumento del costo della vita e che si blocchi il piano che prevede il trasferimento verso l’istruzione privata sovvenzionata di un numero crescente di studenti e studentesse.

Intanto è giunta oggi al suo ventesimo giorno lo sciopero a tempo indeterminato lanciato dagli insegnanti delle scuole pubbliche della Comunitat Valenciana.
Oggi si è svolto uno “sciopero delle famiglie” a sostegno della mobilitazione dei professori nel giorno in cui sono ripresi, dopo cinque giorni di sospensione, i negoziati tra i sindacati e il governo regionale. Stamattina migliaia di famiglie si sono impegnate a non portare o a non mandare i loro figli a scuola per permettere agli insegnanti di tornare al lavoro per godere di un’entrata economica dopo tanti giorni di sciopero senza però interrompere la sospensione dell’attività didattica.
Inoltre nella centrale Plaza de la Virgen a Valencia è proseguita per la quarta notte consecutiva la “acampada” dei partecipanti alla protesta mentre per questa sera è prevista una manifestazione in difesa dell’istruzione pubblica indetta dalla Plataforma per l’Ensenyament públic che riunisce sindacati, famiglie, alunni, partiti di sinistra e associazioni. Già ieri mattina circa 10 mila lavoratori e lavoratrici hanno sfilato nel centro di Valencia. Il corteo, che ha chiesto aumenti salariali e migliori condizioni sia per i docenti che per gli studenti, era aperto da uno “spezzone funebre” animato dai docenti del Conservatorio.
Alla manifestazione si è unito anche un gruppo di Vigili del Fuoco al grido di “anche l’istruzione salva vite”.
Sia nel caso della Catalogna che della regione valenzana, i sindacati degli insegnanti hanno avvertito che se non otterranno i risultati sperati nei prossimi giorni, in concomitanza con la chiusura dell’anno scolastico, riprenderanno la lotta a settembre per impedire l’inizio delle lezioni. – Pagine Esteri

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica e movimenti sociali. Scrive anche di Spagna e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria





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