Pagine Esteri – Un uomo vietnamita con problemi cardiovascolari è morto nello “Speedway Slammer”, il carcere di massima sicurezza riconvertito in Indiana, diventato simbolo della stretta sull’immigrazione dell’amministrazione Trump. In un centro di detenzione in Pennsylvania, un uomo cinese che aveva già tentato il suicidio è stato trovato impiccato nella doccia. In una struttura carceraria di New York, un uomo honduregno con tachicardia e tremori dovuti all’astinenza da alcol è morto nella sua cella senza ricevere assistenza.
Sono solo alcune delle 50 persone morte nei centri di detenzione per immigrati negli Stati Uniti – i dati li ha forniti la stessa “Immigration and Customs Enforcement”, la famigerata ICE – da quando il presidente Donald Trump ha lanciato la sua campagna di deportazioni di massa nel gennaio 2025.
Secondo un’analisi realizzata da Reuters e dalla no-profit Vera Institute of Justice, tra il 2009 e il 2024 le strutture di detenzione per immigrati degli Stati Uniti hanno registrato una media di un decesso all’anno ogni 3.848 detenuti. Tale tasso è più che raddoppiato da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, raggiungendo circa un decesso ogni 1.630 detenuti.
Non tutte le morti sono il risultato di negligenza o abusi da parte dei gestori dei centri di detenzione; tuttavia, tre esperti che hanno esaminato i registri dell’ICE e le autopsie per Reuters, hanno affermato che l’aumento del tasso di mortalità e altri dati sollevano preoccupazioni sulla qualità della supervisione e dell’assistenza medica nei centri di detenzione, la cui popolazione è aumentata vertiginosamente negli ultimi anni.
L’aumento era evidente già nell’ultimo anno dell’amministrazione del democratico Joe Biden, che ha intensificato i controlli. L’ICE deteneva circa 40.000 immigrati quando Trump si è insediato, rispetto al minimo di circa 14.000 registrato nel febbraio 2021, all’inizio dell’amministrazione Biden.
Sotto la presidenza Trump, il numero è schizzato a circa 70.000 al suo picco di gennaio, durante una dura repressione a Minneapolis, prima di ridiscendere a circa 57.000 all’inizio di giugno.
Secondo i registri dell’ICE, ventuno dei 50 decessi sono stati scoperti dopo che il detenuto era già deceduto o aveva perso conoscenza. Questi casi, che includono 10 suicidi, sono particolarmente preoccupanti perché riflettono una mancanza di supervisione della salute fisica e mentale e di cure tempestive, ha affermato Sanjay Basu, medico associato presso l’Università della California.
Gli attacchi cardiaci e i problemi cardiovascolari hanno causato 16 decessi, un altro dato che suggerisce problemi con gli screening sanitari iniziali e la gestione delle malattie croniche.
Chanelle Diaz, professoressa associata di medicina presso il Columbia University Irving Medical Center, ha affermato che i dati e i registri dimostrano che l’agenzia sta scegliendo di incarcerare persone vulnerabili dal punto di vista medico, con conseguente «aumento vertiginoso dei decessi evitabili».
«Il sistema non è progettato per la gestione delle malattie croniche», ha affermato Diaz, sottolineando che almeno due dei detenuti deceduti soffrivano di demenza e non rappresentavano un rischio per la collettività.
La scarsità di dettagli nei rapporti sui decessi nelle strutture di detenzione dell’ICE rende difficile determinare i fattori che influenzano un tasso di mortalità che comunque è raddoppiato.
I rapporti dell’amministrazione Trump contengono meno dettagli sulle circostanze che hanno portato a ciascun decesso rispetto al passato. Molti omettono informazioni cruciali come la storia clinica del detenuto, i farmaci assunti e i dettagli relativi all’intervento di emergenza.
Intanto, nelle scorse settimane, l’ex capo dell’ICE Gregory Bovino ha partecipato come ospite d’onore al cosiddetto “Vertice sulla Remigrazione” organizzato in Portogallo dal movimento locale di estrema destra Reconquista.
Dopo il suo siluramento alla fine di gennaio, in seguito a un’ondata di proteste scatenata in tutti gli Stati Uniti dall’uccisione da parte di alcuni agenti dell’ICE e della Polizia di Frontiera dell’infermiere Alex Pretti e di Renee Good a Minneapolis, Bovino ha evidentemente deciso di uscire politicamente allo scoperto senza remore.
Bovino ha condiviso il palcoscenico con alcune figure emergenti dell’estrema destra europea, come Alfonso Gonçalves, fondatore e leader di Reconquista, un partito diventato noto grazie ai video in cui il leader si dedica a umiliare gli immigrati in pubblico e che sostiene che le donne non dovrebbero avere il diritto di voto perché “biologicamente predisposte ad avere figli” e “meno intelligenti degli uomini”; l’estremista di destra austriaco Martin Sellner, leader del “Movimento Identitario” e noto sostenitore della teoria complottista della “sostituzione etnica” secondo cui le élite occidentali avrebbero ordito un piano segreto per rimpiazzare la popolazione locale con immigrati; il fondatore del gruppo neonazista svizzero Junge Tat; la parlamentare del partito tedesco “Alternativa per la Germania” Lena Kotré; la deputata spagnola di Vox, Rocío de Meer Méndez; Dries Van Langenhove, un cittadino belga condannato per negazionismo dell’Olocausto ed altri. – Pagine Esteri




