Pagine Esteri – Dopo la sconfitta in parlamento sui decreti per la casa, assediato da destra sulla vicenda migranti, dalla magistratura su reali e presunti casi di corruzione in famiglia e nel partito, e da sinistra per i ritardi e le contraddizioni delle sue politiche, il primo ministro socialista ha deciso di nuovo di sparigliare, tentando la sorte con nuove elezioni anticipate.

Si voterà il prossimo 29 novembre, con alcuni mesi di anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura, ha annunciato ieri Pedro Sanchez intervenendo alla Moncloa.

Ha rivendicato i risultati della sua ultima legislatura – l’aumento dell’occupazione, del Pil e del salario minimo, la condanna del genocidio israeliano a Gaza, il rifiuto di portare le spese militari al 5% del Pil, le politiche sulla casa – e ha posto i cittadini del regno di fronte ad un doppio aut aut: “o me o i fascisti”, “o me o un ritorno indietro di decenni sulle politiche sociali”.

I sondaggi danno da tempo il suo partito in netto svantaggio (al 26,5%) rispetto ai rivali del Partito Popolare (al 32,5%) affiancati da un’estrema destra quotata al 18%. Insieme il fronte reazionario potrebbe contare alle Cortes su una solida maggioranza. A indebolire ulteriormente il risultato del PSOE e a impedirgli di formare un nuovo governo contribuirebbe la debacle delle sinistre spagnole che, divise tra Sumar – rifondato ora col nome molto latinoamericano di “Frente Amplio” – e Podemos, non andrebbero oltre il 9%. Il buon risultato delle sinistre basche, catalane e galiziane non basterebbe a rieditare neanche un governo di minoranza come quello guidato da Sanchez negli ultimi tre anni.

E così il leader socialista si è voluto presentare al voto all’offensiva, sottraendo alle destre il controllo dell’agenda politica, per tutta l’estate dominata dai feroci attacchi contro il governo incapace, secondo PP e Vox, di “difendere la patria dagli invasori”, che poi sarebbero i profughi entrati illegalmente a Ceuta alla fine di luglio.

Dopo mesi passati a rintuzzare le accuse di accondiscendenza nei confronti del Marocco, ora il premier potrà affrontare la campagna elettorale sbandierando i provvedimenti sulla casa che in realtà ha adottato solo dopo che l’odioso sfratto dell’87enne Maricarmen Abascal dal suo appartamento di Madrid ha innescato una poderosa mobilitazione sociale.

Sanchez ha avuto 8 anni per legiferare sulla casa ma lo ha fatto quando proprio non ha potuto farne a meno, oltretutto varando provvedimenti parziali, temporanei e contraddittori, gli rinfacciano i sindacati degli inquilini e le forze sociali che hanno chiesto e ottenuto, anche dai sindacati maggioritari Ugt e CC.OO oltre che da quelli di base, la convocazione nelle prossime settimane di uno sciopero generale a sostegno della lotta contro gli sfratti e l’aumento dei prezzi e dello stop allo strapotere dei fondi di investimento. Secondo i sondaggi la stragrande maggioranza della popolazione, compreso l’elettorato dei partiti di destra e addirittura dei proprietari di case (ovviamente non gli speculatori), condivide la necessità di misure per calmierare i prezzi degli affitti e regolare/limitare gli affitti turistici e si dice d’accordo con la convocazione dello sciopero generale.

A large group of protesters marching on a street, holding banners and signs advocating for a general strike, with participants wearing bright orange vests.

Per quanto critica nei suoi confronti, la mobilitazione sociale e sindacale rappresenta comunque un contesto favorevole ai socialisti, che sperano di polarizzare l’elettorato strappando voti alle sinistre sulla base del “voto utile” e di convincere settori di elettorato indecisi o astensionisti a recarsi alle urne in nome delle misure sociali appena varate e del pericolo oggettivamente rappresentato da una destra nazionalista, sciovinista e xenofoba – oltre che nostalgica del franchismo – che già assapora la vittoria.

Ai potenziali elettori Sanchez offrirà, se ci riuscirà, un ulteriore incentivo, approvando nuovamente i decreti sulla casa bocciati venerdì scorso grazie ai voti contrari non solo di PP e Vox, ma anche dei partiti nazionalisti di centrodestra basco e catalano. Ora che il parlamento è sciolto, infatti, il governo può ripresentare i provvedimenti alla Commissione Parlamentare Permanente, formata da 69 parlamentari scelti su base proporzionale, che gestisce insieme al governo in carica gli affari correnti fino alla costituzione della nuova assemblea. Nella Commissione, se i baschi del PNV decideranno di votare a favore, almeno uno dei due pacchetti potrebbe passare anche senza l’appoggio dei catalani di Junts.

Per convincere i due partiti di centrodestra recalcitranti, che si descrivono come difensori dei piccoli proprietari di immobili, Sanchez potrebbe limare alcune delle misure più invise.
Ma anche i sindacati degli inquilini, sostenuti da Frente Amplio, Podemos e partiti indipendentisti di sinistra, chiedono al governo più coraggio e più coerenza e di correggere quindi le contraddizioni e i limiti delle misure approvate la scorsa settimana.

Se il governo uscente riuscirà a farsi approvare i decreti dalla Commissione Permanente avrà a disposizione un valido strumento per convincere gli elettori a schierarsi dalla sua parte. La reiterazione dei contestati decreti, secondo le decine di organizzazioni sociali e sindacali che compongono il movimento per il diritto all’abitare, può rappresentare una seconda opportunità per le oltre 14 milioni di persone che potrebbero beneficiare delle tre principali misure in essi contenute: 122.683 persone tutelate dalla moratoria sugli sfratti, 4,7 milioni di persone dalla proroga straordinaria degli affitti e 9,7 milioni dal rinnovo a tempo indeterminato dei contratti.

Un argomento formidabile da agitare in campagna elettorale. In attesa di uno sciopero generale che si annuncia potente, le piazze continuano a riempirsi. Venerdì decine di migliaia di persone hanno manifestato nei quattro capoluoghi baschi; sabato centinaia di migliaia di dimostranti hanno dato vita a quattro grandi cortei che poi sono confluiti in plaza de Cibeles, a Madrid, mentre a Valencia una folla che contestava una fiera degli investitori immobiliari è stata dispersa con lacrimogeni e pallottole di gomma; ieri a Barcellona hanno sfilato più di centomila persone.

Di fronte alla strategia di Sanchez, le destre insistono sulla remigrazione, affermando che l’espulsione di centinaia di migliaia di immigrati clandestini ma anche regolari non integrati libererà case sufficienti da soddisfare la domanda. Il leit motiv è lasciar fare al mercato, dipingendo le forze di centrosinistra come bolscevichi trinariciuti che intendono sequestrare le case a chi se le è comprate dopo decenni di sacrifici, per consegnarle a famiglie di immigrati troppo pigri per lavorare. Il messaggio del fronte reazionario intende contrapporre i proprietari – tutti i proprietari – agli inquilini, creando una opposizione di interessi che nei fatti non esiste. Chi possiede una sola abitazione, dove vive, o al massimo anche una seconda casa ereditata e poi affittata, non è certo equiparabile ai multiproprietari e tantomeno alle banche, alle finanziarie e ai fondi di investimento che fanno incetta di alloggi – spesso acquistati a presso di favore – trasformandoli in uno strumento speculativo. L’aumento esponenziale dei costi pone un problema soprattutto alle generazioni più giovani, magari figlie di chi nei decenni scorsi è riuscito ad acquistare un appartamento.

Large crowd of protesters holding red flags and banners in a city street during a political demonstration.

In un articolo pubblicato sulla rivista ICE, Ana Fernández Pablo, Alejandra Martínez Lera e Pablo Valero Carrasco denunciano che circa il 50% delle famiglie che attualmente vivono in affitto in Spagna dovrebbe aspettare più di 30 anni per accumulare i risparmi necessari anche solo per versare un acconto su una casa, escludendole di fatto dal mercato immobiliare.

L’analisi mostra anche che l’ostacolo all’acquisto non risiede solo nei redditi da lavoro che non hanno tenuto il passo, ma anche nella necessità di un consistente capitale iniziale. Se le restrizioni di liquidità venissero eliminate, in Spagna il numero di famiglie escluse dall’acquisto scenderebbe dal 50% al 26%. Molte famiglie, pur avendo la capacità di sostenere le rate mensili di un mutuo, sono escluse dal mercato immobiliare e condannate a continuare a pagare l’affitto. Il lavoro dei ricercatori evidenzia inoltre come le normative attuali, varate dopo la crisi finanziaria del 2008 e l’esplosione della bolla immobiliare, distorcano l’accesso al credito a favore dei percettori di redditi più elevati.

I dati disponibili evidenziano inoltre una crescente concentrazione della proprietà della casa, a fronte di un crollo del numero di proprietari che dal 90% dei decenni scorsi è calato al 73%.

Secondo il primo rapporto della serie “Abitazione, Consumo e Disuguaglianza” del Ministero dei Consumatori e del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo (CSIC), sei immobili su dieci in affitto in Spagna appartengono a proprietari che possiedono più di una proprietà. Lo studio, basato sui dati del Panel Famiglie 2023 dell’Agenzia delle Entrate e sulle stime della Banca di Spagna, indica che la percentuale di proprietari immobiliari (persone fisiche con due o più immobili, persone giuridiche ed enti pubblici) si attesta tra il 60% e il 61%, rispetto al 39-40% dei piccoli proprietari con un solo immobile. Tra le persone fisiche, il 52,8% degli appartamenti in affitto appartiene a proprietari con più immobili, mentre il 47,2% a chi ne affitta solo uno. Le persone che percepiscono un reddito da locazione dalla propria abitazione principale rappresentano il 4,9% della popolazione totale, mentre gli inquilini costituiscono il 20,8%.

Negli ultimi anni la concentrazione è aumentata significativamente. Il numero di abitazioni affittate da privati ​​è passato da 1.900.883 nel 2016 a 2.570.845 nel 2023. Il numero di proprietari con più immobili è cresciuto del 39,9%, dieci punti percentuali in più rispetto ai proprietari con un singolo immobile, il cui numero è aumentato del 30,4%. La concentrazione è ancora maggiore nelle aree con la più alta pressione immobiliare come le Canarie, le Baleari, Madrid e Barcellona.

I dati del catasto statale – che esclude Paesi Baschi e Navarra – confermano la progressiva concentrazione della proprietà delle case, con 571 società (tutte proprietarie di almeno 100 appartamenti) che da sole possiedono 270.854 immobili. A queste vanno aggiunte 13 persone che possiedono ciascuna più di 100 immobili – beneficiando paradossalmente di notevoli agevolazioni fiscali – per un totale di 2409 abitazioni. Poi vengono 644 persone e circa 3300 società che possiedono da 26 a 100 immobili, e infine seguono quelle che ne possiedono da 2 a 25. Nel 2025 263.619 diverse aziende possedevano ben 1.076.753 immobili, ai quali vanno sommati quelli di proprietà delle persone fisiche, di fondazioni, istituti religiosi ecc. In totale, quindi, i multiproprietari – che siano aziende o persone fisiche – controllano milioni di appartamenti, determinando così la dinamica degli affitti e dei prezzi.

In questo contesto, i provvedimenti adottati dal governo a guida socialista, avvertono centri studi e movimenti per l’abitare, anche se concedono un sollievo immediato – ma temporaneo – a milioni di inquilini, non intaccano minimamente la struttura oligarchica della proprietà degli immobili e la dinamica speculativa che continua a spingere i prezzi in alto. Servono misure per ampliare l’offerta abitativa pubblica e calmierata e per impedire che i “fondi avvoltoio” continuino a fare incetta di case. I movimenti per la casa chiedono a gran voce anche l’espropriazione degli alloggi già accaparrati dai fondi di investimento. Ma, al di là della retorica, il Partito Socialista di Sanchez non è disponibile a compiere questo passo. I legami del partito con i soggetti protagonisti di un’economia sempre più finanziarizzata sono fortissimi. E non può sfuggire che l’Asval, l’Associazione dei proprietari di case in affitto, sia diretta da un’ex dirigente del Ministero dello Sviluppo durante gli anni del primo governo Sanchez, la socialista Helena Beunza, succeduta a Joan Clos, ex ministro socialista ed ex sindaco di Barcellona. – Pagine Esteri

A man with a beard speaking into a microphone during a discussion.

* Marco Santopadre, giornalista e saggista, si occupa di geopolitica, movimenti sociali e movimenti di liberazione nazionale. Collabora con Pagine Esteri, il Manifesto, Terzo Giornale, El Salto Diario e Berria


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