AGGIORNAMENTI MERCOLEDì 28
Ore 12.50 – 84,5% dei seggi scrutinati
Con l’84,5% delle urne scrutinate, alle 11.34 di questa mattina, ora italiana, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale israeliana assegnano 54 seggi al blocco di Benyamin Netanyahu, mentre quello di opposizione guidato da Gadi Eisenkot sale a 49 deputati. Scendono invece a 17 i seggi delle liste arabe, la Lista comune e Ra’am, che perdono complessivamente due deputati rispetto alla precedente proiezione.
Il blocco di Netanyahu resta dunque a sette seggi dalla maggioranza assoluta di 61, mentre un’eventuale alleanza tra l’opposizione e le liste arabe potrebbe contare su 66 deputati.

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Ore 11.10 – I risultati definitivi potrebbero arrivare Venerdì: le “buste doppie” sono 600mila e valgono circa 15 seggi
Sebbene la maggior parte delle schede elettorali dovrebbe essere scrutinata entro oggi, per conoscere i risultati definitivi delle elezioni israeliane potrebbe essere necessario attendere fino a venerdì. A rallentare il conteggio sono soprattutto le cosiddette “buste doppie”, utilizzate dagli elettori che votano al di fuori del proprio seggio di appartenenza.
Secondo le stime della Commissione elettorale israeliana, sarebbero circa 600mila, un numero sensibilmente superiore a quello registrato nelle elezioni del 2022. Considerando che per ottenere un seggio alla Knesset occorrono approssimativamente 40mila voti, si tratta di una quantità di schede potenzialmente in grado di modificare gli equilibri parlamentari emersi finora.
La maggior parte delle buste doppie proviene dai militari israeliani, ma questa modalità di voto è prevista anche per i detenuti, il personale sanitario, alcune categorie di pazienti e i rappresentanti israeliani nelle missioni diplomatiche all’estero.
Tradizionalmente, i voti dei militari tendono a favorire meno i partiti arabi e quelli ultraortodossi. Quest’anno, tuttavia, l’elevato numero di riservisti richiamati in servizio, provenienti da schieramenti politici differenti, rende più difficile prevedere l’effetto del loro voto sulla distribuzione finale dei seggi. Il quotidiano economico israeliano Globes osserva che le liste arabe potrebbero perdere alcuni deputati una volta completato il conteggio delle buste doppie.
Il direttore facente funzioni della Commissione elettorale centrale, Dean Livne, ha inoltre avvertito che l’elevata affluenza potrebbe aver prodotto un numero di voti espressi con questa modalità superiore alle previsioni iniziali, causando ulteriori ritardi nella conclusione dello scrutinio.
Ore 10.45 – I partiti arabi salgono a 19 seggi. Un risultato storico
Con il 76,8% delle urne scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale israeliana assegnano 54 seggi al blocco di Benyamin Netanyahu, contro i 47 del blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot. Salgono invece a 19 i seggi delle liste arabe, con la Lista comune a quota 13 e Ra’am, il partito di Mansour Abbas, a 6.
Il blocco di Netanyahu resta dunque a sette seggi dalla maggioranza assoluta di 61 deputati. Un’eventuale alleanza tra le forze di opposizione e le liste arabe potrebbe invece contare su 66 seggi.
Rimangono sotto la soglia di sbarramento del 3,25% il partito dei Riservisti (2,6%), Popolo di Israele (1,7%) e Pubblico ultraortodosso (0,2%).
I risultati sono ancora provvisori e potrebbero cambiare con il proseguire dello scrutinio. Devono inoltre essere conteggiati i voti espressi nelle cosiddette «buste doppie», tra cui quelli dei militari, scrutinati in una fase successiva.

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Ore 09.20 – 72,4% delle schede scrutinate. Liste arabe a 18 seggi
Con il 72,4% delle urne scrutinate, alle 9.03 di questa mattina, ora italiana, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale israeliana registrano un nuovo arretramento del blocco di Benyamin Netanyahu, che scende a 54 seggi, mentre quello di opposizione guidato da Gadi Eisenkot resta fermo a 48. Salgono invece a 18 i seggi delle liste arabe, grazie all’avanzamento di Ra’am, il partito guidato da Mansour Abbas, che guadagna due deputati.
Il blocco di Netanyahu resta dunque a sette seggi dalla maggioranza assoluta di 61, mentre un’eventuale alleanza tra le forze di opposizione e le liste arabe potrebbe contare su 66 deputati.
Rimangono sotto la soglia di sbarramento del 3,25% il partito dei Riservisti (2,7%), Popolo di Israele (1,7%) e Pubblico ultraortodosso (0,2%).
I risultati sono ancora provvisori e potrebbero cambiare con il proseguire dello scrutinio. Devono inoltre essere conteggiati i voti espressi nelle cosiddette «buste doppie», tra cui quelli dei militari, che vengono scrutinati in una fase successiva.

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Ore 08.56 – IL LEADER DEMOCRATICO CHIEDE UN ACCORDO CON I PARTITI ARABI
Il leader dei Democratici, Yair Golan, ha chiesto ai partiti del blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot di raggiungere un accordo con le liste arabe per formare un governo, sostenendo che insieme disporrebbero della maggioranza dei seggi alla Knesset. «Netanyahu ha perso. So contare fino a 120. Sessantacinque è più di cinquantacinque. È così che funziona la democrazia israeliana. Punto», ha scritto su X, facendo riferimento alla distribuzione dei seggi emersa durante lo scrutinio.
Golan ha invitato le forze di opposizione ad abbandonare il rifiuto di collaborare con i rappresentanti politici dei cittadini palestinesi di Israele. «La realtà deve insegnarci una lezione inequivocabile: non abbiamo futuro qui se non smettiamo di avere paura. E se non la facciamo finita con il razzismo. Non possiamo più accettare la divisione razzista di Netanyahu tra voti ebraici e voti arabi».
L’ex vicecapo di Stato maggiore dell’esercito israeliano ha poi contestato al premier uscente la pretesa di rivendicare una maggioranza sionista, ricordando la presenza dei partiti ultraortodossi nella sua coalizione. «Nel blocco di Netanyahu siedono 16 deputati di partiti ultraortodossi non sionisti, che promuovono l’evasione di massa dal servizio militare mentre i nostri figli combattono e muoiono. Se Netanyahu insiste nel conteggiare soltanto una maggioranza sionista, cominci a sottrarre dal proprio blocco quei 16 deputati. Non saranno loro a farci la predica sul sionismo».
Secondo i calcoli citati da Golan, il blocco di opposizione avrebbe una maggioranza sionista di 49 seggi contro 39 e, includendo le liste arabe, una maggioranza parlamentare di 65 deputati contro 55. «Abbiamo una maggioranza. Abbiamo una responsabilità. E abbiamo l’opportunità di formare un governo di cambiamento insieme ai cittadini arabi di Israele. Un governo che serva tutti i cittadini israeliani. Ora servono coraggio e leadership. Bisogna smettere di avere paura e cominciare ad agire».
Le dichiarazioni si riferiscono a una precedente proiezione dello scrutinio. Nell’aggiornamento successivo, con il 66,2% delle urne scrutinate, il blocco di Netanyahu è risalito a 56 seggi, quello di Eisenkot è sceso a 48 e le liste arabe sono rimaste a 16. Anche con questa distribuzione, un’alleanza tra opposizione e liste arabe raggiungerebbe 64 seggi, superando la maggioranza assoluta di 61 deputati necessaria per governare.
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Ore 08.34 – 66,2% DELLE SCHEDE SCRUTINATE, CONFERMATA AVANZATA DEL BLOCCO NETANYAHU
Alle 8.20 di questa mattina, ora italiana, con il 66,2% delle urne scrutinate, i risultati parziali pubblicati dalla Commissione elettorale israeliana assegnano 56 seggi al blocco guidato da Benyamin Netanyahu, contro i 48 del blocco di opposizione guidato da Gadi Eisenkot, leader di Yashar. Le liste arabe, anch’esse contrarie al premier uscente, ottengono 16 seggi.
Netanyahu mantiene dunque il vantaggio, ma resta a cinque seggi dalla maggioranza assoluta di 61 deputati necessaria per formare un governo.
Al momento rimangono sotto la soglia di sbarramento del 3,25% il partito dei Riservisti (2,7%), Popolo di Israele (1,6%) e Pubblico ultraortodosso (0,2%).
Lo scrutinio è ancora in corso e gli equilibri potrebbero cambiare con il conteggio delle schede rimanenti. Devono inoltre essere scrutinati i voti espressi nelle cosiddette «buste doppie», tra cui quelli dei militari, conteggiati in una fase successiva.

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RIEPILOGO
Con la maggioranza delle schede scrutinate, i primi risultati reali delle elezioni israeliane indicano una rimonta del blocco di estrema destra guidato da Benyamin Netanyahu, al quale vengono ora attribuiti 56 seggi.
Secondo i dati riportati dai media israeliani, il Likud si conferma il primo partito, raccogliendo almeno un voto su cinque. Un risultato che ribalta il leggero vantaggio inizialmente assegnato all’opposizione dagli exit poll, ma che lascia comunque Netanyahu al di sotto dei 61 deputati necessari per formare una maggioranza. Lo scrutinio prosegue e nelle prossime ore i risultati potrebbero modificare ulteriormente gli equilibri tra i due schieramenti, probabilmente ancora in favore del premier uscente, aprendo la strada alle trattative per la formazione del nuovo governo. Che dovrà essere formato entro 42 giorni al massimo.

Gli ultimi Exit poll di ieri (alle ore 01.00 di mercoledì 28) avevano registrato un’inversione di tendenza, con una perfetta parità tra il blocco di maggioranza, guidato dal premier uscente Benyamin Netanyahu, e quello di opposizione guidato dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot. Nella notte le proiezioni hanno capovolto il risultato a favore della destra religiosa.
Secondo gli ultimi dati il Likud è il primo partito, con 28 seggi. Il partito Yashar lo segue con 21 seggi.
I primi Exit Poll davano invece in vantaggio il blocco d’opposizione, di due-tre seggi (52-53 su 50 del Likud), che non avrebbe comunque raggiunto la maggioranza di 61 seggi.
Un risultato importante si profila per le liste arabe, che guadagnerebbero 15-16 seggi. Le proiezioni assegnano 12 seggi alla Lista comune e 4 a Ra’am, guidato da Mansour Abbas.
I loro deputati potrebbero risultare determinanti, anche se maggioranza e opposizione hanno escluso, prima delle elezioni, un accordo di governo con i partiti arabi.
Il Likud del premier uscente Netanyahu è il primo partito, contrariamente alle indicazioni dei sondaggi pre-elettorali.
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In ogni caso, se i numeri dovessero essere confermati, le elezioni non consegnerebbero una maggioranza. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar aveva dichiarato ieri che le celebrazioni dell’opposizione in seguito alla pubblicazione agli exit poll erano “premature”. “Il Likud è il più grande partito in Israele. È sempre bene imparare qualcosa dal passato”, ha scritto in un post social.
Il partito del ministro della sicurezza nazionale (Otzma Yehudit – Potere ebraico), il suprematista ebraico Itamar Ben Gvir, guadagnerebbe 6 seggi alla Knesset. Così come il partito del leader religioso Bezalel Smotrich (Sionismo religioso). Fuori dal parlamento l’ex capo di stato maggiore Ofer Winter, che ha corso alle elezioni nonostante i suoi alleati lo pregassero di confluire in uno degli altri schieramenti di maggioranza per non disperdere voti.
L’affluenza è arrivata al 77,7%. La più alta partecipazione dal 2001.






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