LEGGI ANCHE → Gaza, nasce il “Board of Peace” di Trump: affari e potere nella gestione del dopoguerra Le ultime dichiarazioni del comandante in capo delle Forze democratiche siriane (SDF, guidate dai curdi) Mazlum Abdi sembrano dirigersi verso una posizione di mediazione rispetto agli episodi di violenza che proseguono nelle zone orientali della città di Aleppo. In una nota emessa ieri dal press center delle SDF si legge "A seguito delle richieste di nazioni amiche e mediatori, e nella nostra dimostrazione di buona fede nel completare il processo di integrazione e nel rispettare i termini dell'accordo del 10 marzo, abbiamo deciso di ritirare le nostre forze domani mattina (oggi per chi legge) alle 7:00 dalle attuali linee di contatto a est di Aleppo, sotto attacco da due giorni, e di ridistribuirle nelle aree a est dell'Eufrate". Le dichiarazioni di Abdi sono giunte dopo settimane di scontri, proseguiti nonostante le affermazioni ufficiali del governo siriano su un presunto processo di normalizzazione in corso nell’area. Le notizie provenienti dalle zone nord orientali di Aleppo riferivano di scontri e violenze ancora in corso tra le milizie sostenute da Damasco e le forze curde. Gli ultimi sono stati giorni di combattimenti particolarmente aspri con gravi violazioni dei diritti umani nei quartieri di Sheikh Maqsoud e Ashrafieh, attribuite a milizie filo-turche. Secondo fonti locali, tali operazioni avrebbero causato l’uccisione indiscriminata di civili e attacchi contro ospedali e centri di accoglienza destinati alla popolazione in fuga dai bombardamenti. Il 14 gennaio i combattimenti si sono estesi anche alla zona orientale della città. L’esercito siriano ha intimato ai civili di evacuare alcune aree del governatorato rurale...










