Protagonista delle vicende tormentate del suo paese per oltre 10 anni, il leader sciita ieri ha annunciato a sorpresa il ritiro dalla vita politica, a due mesi dalle consultazioni elettorali. In queste ore si fanno molteplici ipotesi su questa improvvisa svolta

Muqtada Sadr

(poster con l’immagine del leader sciita Muqtada Sadr, foto Afp)

di Michele Giorgio

Roma, 17 febbraio 2014, Nena News – Si stenta ancora a crederlo, eppure il più popolare esponente religioso sciita iracheno Moqtada Sadr, protagonista delle vicende tormentate del suo paese, ieri ha annunciato a sorpresa il ritiro dalla vita politica, a due mesi dalle consultazioni elettorali. In queste ore si fanno molteplici ipotesi su questa improvvisa svolta. «Annuncio che non parteciperò più agli affari politici e che non ci sarà più alcun blocco che ci rappresenterà né in governo né in Parlamento», ha detto Sadr lasciando senza guida (e senza parole) 40 deputati del suo partito-movimento, sei ministri e decine di migliaia di seguaci. La sua uscita dalla politica fa seguito a oltre un anno di assenza dalla scena nazionale dopo essere stato per oltre 10 anni un giocatore di primissimo piano nell’Iraq post-Saddam Hussein.

Sadr, 43 anni, è discendente di Maometto e appartiene a una delle più importanti dinastie del mondo sciita. Dopo l’invasione anglo-americana (2003), il leader sciita, a quel tempo poco più che trentenne, formò una agguerrita milizia, molto popolare tra i più poveri ed emarginati, l’Esercito del Mahdi (60mila uomini, sciolta ufficialmente nel 2008), impegnata a combattere non solo gli occupanti occidentali ma anche il terrorismo qaedista anti-sciita. Sadr  da sempre è un alleato dell’Iran, per ragioni teologiche e politiche. Un rapporto che resiste ancora ma che si è fatto più complesso, meno lineare, a causa del sostegno che Tehran continua a dare al premier sciita Nour al Maliki, invece contestato e definito da Sadr un “dittatore” e un “servo degli Usa”.

Il giovane leader sciita ha dato delle spiegazioni alquanto vaghe della sua decisione. Ha detto di volere «preservare la reputazione e l’onore di due martiri della famiglia Sadr», alludendo al padre Mohammed Sadiq Sadr, alfiere dello sciismo militante, e a un altro parente stretto, entrambi assassinati sotto Saddam Hussein. Non ha però chiarito in quale modo sarebbe minacciata la reputazione dei suoi famigliari.

Qualcuno spiega le sue parole con la necessità di prendere le distanze dal processo elettorale e dalla corruzione legata all’esecutivo al Maliki, continuando ad influenzare la politica nazionale da dietro le quinte. Altri invece fanno riferimento al rapporto in parte cambiato tra Sadr e l’Iran sotto la presidenza del moderato Hassan Rowhani. Quest’ultimo vorrebbe rafforzare la premiership di Nour al Maliki, anche nel quadro del miglioramento delle relazioni con gli Stati Uniti, e si attende da Muqtada Sadr un approccio meno conflittuale nei confronti del premier iracheno. Davanti a ciò, Sadr avrebbe preferito farsi da parte per adottare una linea più invisibile ma altrettanto influente come quella che ha svolto in tutti questi anni. Nena News

 

 

 

 

 

 


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