Centinaia di civili rientrano nella città dopo l’evacuazione delle opposizioni. Ma le case sono state distrutte in gran parte dai cannoneggiamenti governativi e dai combattimenti tra esercito e miliziani dell’opposizione. Al via le procedure di sminamento.

 

(AFP/Getty Images)
(AFP/Getty Images)

 

dalla redazione

Roma, 10 maggio 2014, Nena News – Ritorno ad Homs. Da ieri le famiglie siriane fuggite dalla città, terza per importanza in Siria e teatro dei più duri scontri tra regime e opposizioni, hanno cominciato la loro lenta processione verso le rovine dei loro quartieri, delle loro abitazioni.

Poco resta nel cuore di Homs, ostaggio di violenze e bombardamenti per tre anni, fin dallo scoppio della guerra civile quando la città fu etichettata come “la capitale della rivoluzione”. Oggi, i ribelli hanno lasciato le proprie postazioni, sconfitti, sia i laici dell’Esercito Libero Siriano – braccio armato della Coalizione Nazionale – sia gli islamisti del Fronte Al-Nusra e dell’ISIL. Tutti fuori, in virtù di un accordo di cessate il fuoco negoziato da regime e Nazioni Unite (secondo quanto riportato dal direttore dell’OCHA, agenzia Onu, John Ging, a trattare sarebbero stati gli ambasciatori iraniano e russo in Siria).

Fuori i ribelli, tornano i civili. Non troppo scioccati nel trovare di fronte a sé quanto si aspettavano – rovine – ma comunque colpiti dall’immensa distruzione che ha travolto la città. Il suq, i quartieri dei bar e dei cafè non ci sono più, rasi al suolo. I primi ad arrivare sono i residenti nel distretto di Hamidiya, il primo ad essere messo in sicurezza dall’esercito. Ad Hamidiya, quartiere cristiano, sono arrivati oggi anche preti e religiosi a controllare le chiese della zona: tutte distrutte.

“Sono venuta a cercare la mia casa, ma non riesco a trovarla – dice una donna al giornalista dell’AFP – Non ho trovato il tetto, non ho trovato le pareti. Ho trovato solo questa tazza da caffè, la terrò come ricordo”. Intanto i bulldozer ripuliscono le strade dai detriti e le macerie. Il governatore di Homs ha fatto sapere che unità speciali di ingegneri stanno visionando i quartieri della città, compresa la parte più antica, alla ricerca di esplosivi e armi.

Intanto, secondo quanto previsto dall’accordo gli ultimi miliziani sono arrivati a Al-Dar Al-Kabir, distretto in cui saranno “confinati”: sono almeno 1.700 i ribelli che hanno lasciato Homs negli ultimi tre giorni, una vittoria per il regime di Assad che con la riconquista della città “ribelle” si è garantito il quasi totale controllo del corridoio che da Damasco giunge fino al mare e alle città costiere a Nord.

L’accordo di Homs non è il primo ad essere archiviato: altri negoziati tra regime e opposizioni – soprattutto volti a permettere l’ingresso di aiuti umanitari nelle città sotto assedio – hanno preceduto quello di Homs, la prova – secondo le Nazioni Unite – che “una soluzione politica è possibile”. Che lo sia davvero è dubbioso, con la comunità internazionale ancora spaccata sul ruolo di Assad e le opposizioni siriane sempre meno unite e meno credibili come interlocutore per la pace. Washington torna a premere l’acceleratore sulla questione delle armi chimiche, dopo che le Nazioni Unite hanno fatto sapere che parte dell’arsenale di Assad non è per ora raggiungibile a causa degli scontri con le milizie dell’opposizione. Secondo l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, il 92% dell’arsenale è stato già rimosso o distrutto. Resta quell’8% da eliminare entro il prossimo 30 giugno, dopo di che Assad potrà dire di aver rispettato la sua parte dell’accordo. Nena News


Scopri di più da Pagine Esteri

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Trending

Scopri di più da Pagine Esteri

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere