Il capo dalla Chiesa maronita cattolica ha incontrato in Galilea gli ex miliziani libanesi che avevano combattuto dalla parte di Israele durante i 22 anni di occupazione del Libano del sud

di Michele Giorgio
Roma, 09 giugno 2014, Nena News – Continuano le proteste in Libano contro il patriarca dei cattolici maroniti Bechara Rai che il mese scorso, dopo aver accompagnato papa Francesco nel suo viaggio in Terra Santa, si è recato in Galilea per incontrare gli ex ufficiali e soldati dell’Esercito del Libano del sud, la milizia al servizio di Israele durante l’occupazione (22 anni) del Libano meridionale terminata nel 2000. Il patriarca Rai, prima di partire per la Terra Santa, si era affannato a chiarire che la sua visita in Israele non avrebbe avuto risvolti politici, invece il viaggio si è dimostrato esplosivo per le sempre roventi questioni interne libanesi.
Genera sdegno e clamore la definizione di “vittime” che il patriarca maronita ha dato, durante una messa celebrata a Cafarnao, dei miliziani che per anni avevano eseguito gli ordini degli occupanti israeliani. “Sono spie non vittime”, era scritto su uno dei cartelli esposti da un gruppo di dimostranti riuniti due giorni fa in Piazza dei Martiri a Beirut. “Non riusciamo a capire di chi sarebbero vittime queste spie”, si poteva leggere su un altro cartello.
Tra coloro che protestano contro Rai ci sono in particolare i parenti delle vittime dell’Els e gli ex detenuti della prigione di Khaim, gestita dai miliziani filo-israeliani e dove per anni sono rimasti reclusi centinaia di oppositori dell’occupazione, in condizioni disumane, spesso sottoposti a torture e sevizie. “Dopo avermi imprigionato, quelli dell’Els hanno cercato di farmi rivelare informazioni frustando mia madre davanti ai miei occhi”, ha raccontato un ex detenuto di Khaim. Molti libanesi sono fortemente contrari ad una eventuale concessione dell’immunità agli ex miliziani, nel caso dovessero rientrare nel Paese.
Non sono civili qualsiasi gli ex mercenari dell’Els che nel 2000, con le loro famiglie, fuggirono assieme alle truppe israeliane in ritirata dal Libano. Si tratta di persone che in non pochi casi hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani e abusi a danno dei loro compatrioti. Per loro però Bechara Rai ha avuto parole di conforto. «Sono innocenti che hanno pagato il prezzo di un gioco internazionale e regionale», ha detto, assicurando che li aiuterà a tornare in patria senza subire conseguenze per il loro tradimento.
Tutto ciò mentre quelli dell’Els, in questi 14 anni, si sono integrati nel tessuto sociale israeliano. Sul loro conto peraltro girano tante voci. Secondo i palestinesi della Cisgiordania, alcuni di loro verrebbero impiegati in operazioni sotto copertura dell’esercito israeliano nei Territori occupati.
Sullo sfondo c’è Israele che ha mantenuto una posizione di basso profilo durante la visita del patriarca. «Bechara Rai non ha avuto incontri con esponenti del governo Netanyahu ma da dietro le quinte Israele ha comunque gestito la scena», spiega Nahed Birbas, giornalista del quotidiano online al Arabi, «l’arrivo (in Israele) del primo patriarca maronita libanese dal 1948 a oggi è comunque intepretata (dal governo Netanyahu) come una forma di normalizzazione e una sfida a Hezbollah». Nena News




