‘Restiamo Umani – The Reading Movie’, il film di Fulvio Renzi, diretto da Luca Incorvaia, che propone la lettura integrale da parte di intelletuali e attivisti internazionali del libro pubblicato dal quotidiano Il Manifesto  “Gaza -Restiamo Umani”  di Vittorio Arrigoni (1975 – 2011), sarà disponbile domani in edicola in formato DVD al costo di 7,50 Euro. Il ricavato sarà interamente devoluto all’asilo “Vittorio Arrigoni” di Gaza.

 

vittorio

Oratorio per Vik

di Tommaso di Francesco – Direttore de Il Manifesto

L’operazione militare israeliana “Piombo fuso” del 27 dicembre 2008 ebbe una particolare preparazione mediatica da parte del governo israeliano. Intanto con un’accurata campagna di falsificazioni e motivazioni ufficiali: colpire Hamas e bloccare il lancio di razzi, con il risultato concreto di uccidere 1.300 civili, con la stessa tracotanza e impunità dell’ultima ufficialità di “Margine protettivo”, l’offensiva militare di questa estate (2014) che di vittime ne ha fatte 2.200. Ma soprattutto impedendo ai giornalisti stranieri di entrare nella Striscia di Gaza che per l’occasione venne semplicemente interdetta. Per venti giorni, dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009, Gaza venne colpita da terra, dal mare e dal cielo senza che un solo reporter esterno – furono però quattro i giornalisti palestinesi rimasti uccisi mentre tentavano d’informare il mondo – potesse resocontare quello che accadeva, a cominciare dall’alto numero di civili su cui i cacciabombardieri con la stella di Davide si esercitavano al tiro al piccione. Anche al corrispondente del manifesto venne impedito l’accesso. Così, senza i reportage di Vittorio Arrigoni non avremmo potuto raccontare ai nostri lettori quella guerra e quelle stragi. E senza gli occhi di Vittorio il mondo non avrebbe avuto l’immagine di quel crimine, descritto in un’eccezionale forma di presa diretta: con la voce delle vittime e con la stessa, inesorabile e disperata parola d’ordine finale: “Restiamo umani”.

Adesso la sua testimonianza scritta, già diventata libro, si trasforma in film e viene letta come in un oratorio, passando di bocca in bocca, di foglio in foglio, di sguardo in sguardo. Quasi a sottolineare la lunga durata dell’intenzione originaria che Vik metteva nel suo lavoro: la testimonianza della parola e della scrittura. Perché il libro “Gaza – Restiamo Umani” altro non è che la raccolta dei reportage usciti sul quotidiano il manifesto che ogni giorno, per tre settimane e tra grandissime difficoltà, Vik inviava con puntigliosità e passione, con rigore e coraggio, con dolore e amore da Gaza martoriata sotto le bombe israeliane. Trasmettendo non solo l’umiltà del racconto giornalistico, ma partecipando la sofferenza di chi subiva la strage con una scrittura personale originalissima. Non da inviato di guerra, secondo la presunta e neutrale deontologia professionale del giornalista, ma da “inviato contro la guerra”. Contro la sopraffazione del più forte, contro il tiro al piccione con armi d’eccellenza fino alla razionalità criminale del fosforo bianco, contro il silenzio del mondo che non vedeva e non vede che a Gaza e per il popolo palestinese, è una lunga, continua litania di tanti “11 settembre”.

Apparteneva a Vittorio Arrigoni la sensibilità, nuda e rischiosa, di chi vede qualsiasi ingiustizia commessa nel mondo come inferta alla propria vita. Una sensibilità che gli permetteva di scoprire l’umanità residua sotto le bombe, anche se negata nel desiderio di fare l’amore, nei giochi impossibili dei bambini tra le bombe e le macerie, cancellata nel terrore quotidiano delle donne, impedita alla preghiera senza voce, azzerata nell’impossibilità di soccorrere morti e feriti perché le ambulanze erano-sono diventate target. Residua ma “restante” umana. Tutto nel silenzio del mondo. Tutto nel chiuso di una grande prigione a cielo aperto: questo erano a gennaio 2009 e sono ancora adesso la Striscia di Gaza e anche il ghetto, tra muri e insediamenti di coloni, della Cisgiordania occupata. Prigione dalla quale la restante umanità dei palestinesi comincia a fuggire, disperatamente, in mare aperto, a costruire una coscienza migrante che accusa la nostra impotenza e complicità. Ora la lettura dei reportage su Piombo fuso ripropone insieme l’attualità di Vittorio Arrigoni e la condizione palestinese; e rappresenta una memoria difficilmente cancellabile. Quella della sua vita preziosa e della sua morte crudele per troppa verità, della violenza contro i deboli e gli ultimi della terra, i palestinesi. Perché la loro vita sia un’attesa meno vana. E la nostra resti umana.

 


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