Guidata dall’ex ministro delle Telecomunicazioni Moshe Kahlon, la nuova formazione politica è avvolta nel mistero. Ma secondo i sondaggi e la stampa israeliana, sarà decisiva nelle elezioni anticipate previste per la prossima primavera

della redazione
Roma, 29 novembre 2014, Nena News – Le elezioni anticipate sono sempre più vicine. Tanto che la classe politica si sta già preparando: giovedì sera l’ex ministro delle Telecomunicazioni, Moshe Kahlon, ha annunciato la nascita di una nuova formazione politica che, stando alla stampa israeliana, potrebbe essere decisiva al prossimo voto per il rinnovo della Knesset. Voto che avrebbe dovuto tenersi a gennaio del 2016 ma che il premier Benjamin Netanyahu molto probabilmente anticiperà al prossimo marzo perché, come ha riportato Middle East Online citando il primo ministro, “non ce la faccio più”.
Della nuova avventura politica di Kahlon, ex Likud, dimissionario dal suo incarico alle Telecomunicazioni nel 2012 a tre mesi dalle ultime elezioni generali, non si sa praticamente nulla. Nessun nome, nessun candidato e quasi niente sul programma. Si sa solo che punta su una imprecisata “riforma sociale” e sul “cambiamento della strategia diplomatica”, oltre che sull’affossamento del Likud che, a detta sua, ha abbandonato la sua “bandiera socioeconomica per concentrarsi solo sulle questioni diplomatiche” perché guidato da “estremisti di destra”.
Benché le uniche notizie trapelate sul nuovo partito provengano quasi unicamente dalla serata di raccolta fondi organizzata giovedì scorso cui erano presenti 350 sostenitori, stampa e opinione pubblica israeliane lo inneggiano già come la grande rivelazione delle prossime elezioni, come due anni fa fu Yesh Atid dell’attuale ministro dell’Economia Yair Lapid. Gli exit poll si susseguono già da qualche mese: un sondaggio condotto su Channel 10 lo scorso settembre, ad esempio, prediceva che il fantomatico partito di Kahlon avrebbe potuto ottenere 10 seggi alla Knesset beneficiando di una parte dei voti di Likud, Yisrael Beitenu, Yesh Atid, Shas e partito laburista.
“Non c’è una persona qui che non voglia la riforma della situazione diplomatica e delle nostre relazioni con il mondo – ha detto Kahlon alla serata di raccolta fondi – e non c’è nessuno qui che non vuole la riforma sociale”. Eppure appare difficile persino alla stampa israeliana piazzare la neonata – e avvolta nel mistero – formazione politica di Kahlon nel panorama dei partitico israeliano. Secondo un’analisi del portale al-Monitor, Kahlon cercherà di fare quello che a suo tempo fece e realizzò il segretario del partito laburista Shelly Yachimovich: rubare i voti della destra puntando su questioni sociali.
Più complicato è invece individuare la strategia di Kahlon in diplomazia e politica estera: nonostante i suoi vaghi accenni alla necessità di riforma, l’ex ministro si è distinto tra le fila del Likud nel 2005 per essersi opposto al disimpegno da Gaza voluto da Ariel Sharon. Quali saranno le sue mosse in politica interna ed estera – pugno duro, ancor di più di quello di Netanyahu, nei confronti dei palestinesi o rilancio dei negoziati per ripulire l’immagine di Israele agli occhi dell’Occidente – non è dato saperlo.
Certo è che per il Likud, stretto in una coalizione a detta di Netanyahu “ormai ingestibile”, criticato da ogni parte per il disegno di legge sullo Stato della Nazione ebraica che cambierà la denominazione “democratica” di Israele per sempre e ormai in rotta ufficiale con Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman, il voto anticipato invocato dal premier stesso si rivelerà una prova difficile. Con o senza Kahlon. Nena News




