Ieri pomeriggio l’aviazione saudita ha colpito una clinica mobile: sette feriti, due gravi. Usato il metodo del doppio attacco: un primo raid, seguito ad un secondo poco dopo mentre sono in atto le operazioni di soccorso dei feriti. 

L'ospedale di Msf bombardato a fine ottobre a Saada, nord Yemen (Foto: Miriam Czech/MSF)
L’ospedale di Msf bombardato a fine ottobre a Saada, nord Yemen (Foto: Miriam Czech/MSF)

della redazione

Roma, 3 dicembre 2015, Nena News – Ieri pomeriggio un bombardamento dell’aviazione dell’Arabia Saudita ha colpito una clinica mobile in Yemen, nel villaggio di al-Khashabeh, nella zona meridionale di Al Houban. La clinica è di proprietà dell’organizzazione umanitaria internazionale Medici Senza Frontiere, target negli ultimi mesi delle violenze della guerra, prima in Afghanistan e poi in Siria.

Sette persone sono rimaste ferite nel raid saudita, di cui due si trovano ora in gravi condizioni. Lo staff è stato evacuato. L’ennesimo crimine commesso dalla coalizione sunnita anti-Houthi che dalla fine di marzo porta avanti una violenta operazione militare contro lo Yemen: quasi 6mila i morti.

Ad aggravare il crimine, il fatto che – secondo testimoni – i jet sauditi abbiano usato il metodo devastante del doppio attacco: un primo raid, seguito ad un secondo poco dopo mentre sono in atto le operazioni di soccorso dei feriti. Immediato l’intervento dell’Onu: il segretario generale Ban Ki-moon ha condannato l’attacco, ma l’autorità rappresentata dal Palazzo di Vetro verso un conflitto lanciato senza l’approvazione ufficiale dell’Onu è nulla.

Il raid giunge a poco più di un mese da un precedente attacco contro un’altra struttura di Msf nel nord dello Yemen: il 27 ottobre scorso un bombardamento della coalizione guidata dall’Arabia Saudita aveva distrutto un ospedale nel distretto di Haydan, nella provincia di Saada. Un raid cominciato di notte e proseguito a lungo. Il risultato è stato devastante: 200mila civili yemeniti sono rimaste senza assistenza sanitaria. Nena News

 


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