Dopo l’incontro tra Onu e Damasco, partiranno convogli per 7 comunità. Ma restano fuori centinaia di migliaia di persone assediate da opposizioni e Isis. Ankara preme sull’operazione via terra, ma non c’è consenso

Aiuti dell'Onu per Madaya (Foto: International Committee of the Red Cross)
Aiuti dell’Onu per Madaya (Foto: International Committee of the Red Cross)

della redazione

Roma, 17 febbraio 2016, Nena News – Almeno uno degli accordi siglati a Monaco lo scorso giovedì si starebbe realizzando: ieri l’inviato Onu de Mistura ha avuto dal governo di Damasco il via libera alla consegna di aiuti umanitari a sette comunità sotto assedio. Madaya, Fu’a, Kefraya, Zabadani, Deir Ezzor, Kafr Batane e Moadamiyeh.

I convogli, fanno sapere le Nazioni Unite, partiranno oggi. A preoccupare sono però le condizioni degli assedi in alcune di queste città: non tutte sono sottoposte al controllo del governo. Ci sono miliziani delle opposizioni che dovranno consentire il passaggio di cibo e acqua fondamentali ad impedire altre morti per denutrizione. Inoltre, restano fuori altre comunità assediate dall’Isis e da gruppi jihadisti.

Secondo i dati forniti dall’Onu recentemente, sarebbero quasi 500mila i civili in 18 diverse città assediate a non avere accesso costante al cibo. Dati che si moltiplicano secondo l’organizzazione Siege Watch: i civili sotto assedio sono oltre un milione e 100mila e le comunità interessate almeno 46. Secondo tale bilancio, le 7 comunità che riceveranno aiuti contano 300mila persone. Ne restano fuori quasi 800mila.

Ma soprattutto il dubbio che si insinua è come si possa garantire un’assistenza costante alla popolazione civile in un contesto di chiara escalation militare. Se due giorni fa il presidente Assad in tv ha definito poco realistica la possibilità di una cessazione delle ostilità e nonostante Washington punti il dito sulla Russia e i raid nel nord del paese, a premere sull’acceleratore del conflitto regionale è la Turchia.

Ieri, nel quarto giorno consecutivo di bombardamenti contro le postazioni kurde delle Ypg (che, ricordiamo, sono considerate alleate militari dalla coalizione guidata dagli Usa), un funzionario governativo turco ha fatto sapere che il suo paese sta facendo pressioni sui partner perché diano il via ad un’operazione via terra. “Vogliamo un’operazione via terra con i nostri alleati internazionali – ha detto il funzionario, anonimo – Senza un intervento la guerra non si fermerà”.

Una visione poco condivisibile: i carri armati turchi al confine ovest, ad Azaz, e a quello est, a Kobane, insieme ai caccia sauditi arrivati nella base aerea di Incirlik, dicono altro. Dicono che lo scontro potrebbe diventare regionale e quindi incontrollabile.

Per questo, forse, non tutti i partner turchi concordano sulla proposta di Ankara: non c’è consenso, ha detto oggi il ministro degli Esteri Cavusoglu ai reporter. “Alcuni paesi, noi, l’Arabia Saudita e alcuni paesi europei hanno detto che un’operazione di terra è necessaria. Ma aspettarsela solo da noi, dai sauditi e dal Qatar non è né giusto né realistico. La coalizione non ha fatto partire un dibattito serio sulla questione”.

Il polso della divisione in merito ad un intervento lo dà la votazione di ieri al Consiglio di Sicurezza Onu, spaccato sui raid turchi contro i kurdi siriani. La richiesta ad Ankara di agire “secondo il diritto internazionale” (su richiesta russa) ha sì trovato l’unanimità dei 15 membri che hanno espresso preoccupazione per gli attacchi, ma nulla di più. Nessuna dichiarazione ufficiale, né tantomeno una risoluzione. Eppure le Ypg kurde del Partito dell’Unione Democratica (Pyd) sono alleati militari sia degli Usa che della Siria, vista l’efficacia dimostrata contro lo Stato Islamico.

Ad Ankara importa poco: l’obiettivo non è l’Isis ma i kurdi e il governo di Assad. Che ora, per interesse, potrebbero avvicinarsi ulteriormente. Ieri l’ambasciatore Onu siriano, al-Jaafari, ha dichiarato il sostegno di Damasco al Pyd. È la prima volta che, ufficialmente, il governo riconosce la legittimità del partito kurdo. Nena News


Scopri di più da Pagine Esteri

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Trending

Scopri di più da Pagine Esteri

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere