Ritardi nell’evacuazione di civili e delle forze di opposizione dalla zona orientale della città, ieri definitivamente riconquistata dal presidente al-Asad. Il cessate il fuoco raggiunto ieri è stato già violato. Toni duri contro Damasco e Russia da parte di Usa. Di “crimini di guerra del regime” parla Amnesty International. La Russia boccia nuovi colloqui di pace con gli Usa, ma apre alla Turchia

di Roberto Prinzi
Roma, 14 dicembre 2016, Nena News – L’evacuazione delle forze di opposizione e dei civili da Aleppo est prevista per oggi è stata per il momento rinviata. La notizia è giunta quando i preparativi per l’operazione-esodo erano già iniziati: la rete panaraba al-Mayadeen aveva trasmesso oggi in prima mattinata immagini di autobus alle porte della città pronti per evacuare verso Atareb (cittadina nella provincia di Aleppo) circa 5.000 persone tra combattenti dell’opposizione e familiari. Le ultime informazioni che giungono dalla città non sembrano essere però incoraggianti: secondo alcuni media presenti sul posto, gli autobus sarebbero addirittura tornati nei depositi. Ciò vorrebbe dire o un maggior ritardo nelle operazioni di evacuazione o un collasso definitivo della tregua raggiunta ieri tra governo e opposizione.
Ieri sera l’inviato delle Nazioni Unite per la Siria, Staffan de Mistura, aveva chiesto un accesso immediato alle aree orientali della città siriana riconquistate dall’esercito siriano. Alla base della richiesta dell’Onu vi erano essenzialmente due motivi: verificare che le operazioni militari erano effettivamente finite; monitorare l’uscita dalla città di migliaia di civili e di combattenti dell’opposizione.
Le aperture registrate ieri tra le parti del conflitto sembrano invece essersi trasformate oggi in chiusure. La situazione resta molto tesa nella zona orientale di Aleppo. Secondo alcuni attivisti siriani, infatti, l’esercito starebbe continuando a sparare nelle aree in cui sono ancora presenti le forze dell’opposizione. L’osservatorio siriano per i diritti umani, ong di stanza a Londra e vicina agli anti-governativi, ha affermato che un’esplosione sarebbe avvenuta nel quartiere ribelle di Saif ad-Dawleh verso le 10:15 ora locale. Osama Abu Zayd, consigliere legale delle fazioni che combattono al-Asad in città (sono forze per lo più islamiste), ha puntato il dito contro le milizie iraniane pro-Damasco: sarebbero loro in queste ore a colpire le zone che non si sono piegate all’avanzata dell’esercito. Secondo Abu Zayd, i gruppi iraniani chiedono la restituzione dei corpi dei loro connazionali morti negli scontri di questi giorni e il rilascio di quelli tenuti in ostaggio nella città ribelle di Idlib.
Diversa è la versione di Mosca. Il ministro della difesa russo ha infatti accusato le forze dell’opposizione di aver violato l’accordo di cessate-il-fuoco raggiunto ieri. “Le opposizioni hanno ripreso le ostilità all’alba cercando di penetrare nelle posizioni governative nel nord ovest [della città]” si legge in una nota ufficiale. Nel comunicato si apprende anche che i ribelli avrebbero sparato ad un convoglio diretto verso Idlib.
I passi indietro di oggi non negano quanto di “buono” era stato raggiunto ieri. Stamattina, infatti, l’agenzia Interfax riportava una dichiarazione del ministero della difesa russo secondo la quale 6.000 civili (tra questi 2.000 bambini) sono riusciti a trovare riparo fuori la città nelle ultime 24 ore. Il comunicato, inoltre, riferiva che 366 ribelli hanno deposto le armi e sono stati evacuati dai quartieri in precedenza sotto il loro controllo. Queste notizie, se confermate, mostrerebbero che lo stop all’esodo concordato di civili c’è adesso, ma ieri (almeno) l’intesa tra le parti avrebbe portato dei minimi frutti lasciando ben sperare per le prossime ore. Per quanto, sia chiaro, il trasfer di civili dalle loro case possa essere giudicata una “buona” notizia.
Tuttavia, è difficile poter farsi una idea chiara di quanto sta effettivamente accadendo. Ad Aleppo est le notizie non possono essere verificate in modo indipendente e devono pertanto essere prese con le molle. Quello di cui siamo certi, però, è che sia necessario riportare in vita il processo di pacificazione. Almeno a livello locale. Possibilità facile solo a parole, nei fatti quanto di più complicato ci sia.
Emblematiche a tal proposito sono le dichiarazioni di al-Asad rilasciate oggi a Russia Today. Il presidente siriano ha di fatto escluso nel breve termine uno stop ai comandamenti quando ha dichiarato che “i Paesi occidentali vogliono la tregua ad Aleppo solo per salvare i terroristi” (l’opposizione tout court nel linguaggio di Damasco). Non meno incoraggianti sono poi le affermazioni del ministro degli esteri russo, Sergey Lavrov. Da un lato Lavrov ha chiuso le porte agli americani (“nuovi incontri con gli Stati Uniti sono inutili”), dall’altro ha aperto alla Turchia con cui i negoziati potrebbero essere “più efficaci”. Il ministro ha usato toni duri nei confronti dell’amministrazione Obama: Washington è accusata di “ritornare sui suoi passi” ogni qualvolta americani e russi raggiungono un’intesa. Diverso, invece, è il parere dell’Unione Europea. Per la rappresentante degli affari esteri dell’Ue, Federica Mogherini, sono i russi e il governo siriano quelli che devono assumersi le responsabilità per la protezione della popolazione di Aleppo est. “La priorità in queste ore – ha detto Mogherini – è difendere i civili, garantire loro sicurezza e monitorare il loro passaggio verso un luogo sicuro”. “Chi commette crimini di guerra sarà ritenuto colpevole” ha poi avvertito. Il sospetto che si stesse riferendo a Bashar al-Asad non è tanto malizioso.
Della necessità del cessate-il-fuoco ad Aleppo ha parlato anche il segretario della Lega araba, Ahmed Aboul Gheit. “Tutte le parti devono rispettare il diritto umanitario e smettere immediatamente di commettere atrocità intollerabili e inaccettabili”. Aboul Gheit ha poi lanciato una pesante bordata ad al-Asad quando ha detto che “quello che il regime e le sue milizie alleate stanno facendo ad Aleppo puzza di vendetta. La comunità internazionale dovrebbe assumersi la responsabilità per quanto sta accadendo”.
Ancora più dura nei confronti del presidente siriano è stata l’ambasciatrice Usa all’Onu, Samantha Power. Intervenendo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Power ha addossato al governo di Damasco e ai suoi alleati (Russia e Iran) le colpe per le “uccisioni di civili” ad Aleppo. Secondo la diplomatica, i tre stati starebbero mettendo un “cappio” attorno ai residenti della città. “L’esecuzione di un bambino non vi ossessiona? Non c’è niente che vi fa vergognare?” ha poi detto rivolgendosi con asprezza verso i siriani, iraniani e russi.
Proprio al Consiglio di Sicurezza dell’Onu era stato ieri l’ambasciatore russo, Vitaly Churkin, ad annunciare la fine delle operazioni militari ad Aleppo. “I civili – ha detto Churkin – possono stare, possono andare in luoghi sicuri, possono approfittare degli accordi umanitari vigenti. Nessuno vuole colpirli”. L’annuncio della riconquista definitiva di al-Asad della parte orientale della città (dopo oltre quattro anni di intensi e sanguinosi combattimenti) giungeva a distanza di qualche ora da un comunicato dell’Onu in cui le forze alleate al governo siriano venivano accusate di “uccisione sommarie”.
Secondo il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite dell’Onu, Rupert Colville, sei differenti fonti avrebbero confermato che 82 “non-combattenti” sono stati uccisi lunedì in quattro differenti quartieri. Tra le vittime, ci sarebbero anche 11 donne e 13 bambini. “Abbiamo ricevuto ieri sera resoconti inquietanti di numerosi cadaveri presenti in strada. I residenti non possono recuperarli a causa degli intensi bombardamenti e perché temono che qualcuno li possa sparare a vista” ha detto Colville. Un’accusa gravissima che meriterebbe però maggiori chiarimenti: quali sono le fonti a cui fa riferimento Colville? Una questione non secondaria in un conflitto dove la prima vittima è proprio la narrazione dei fatti.
Di “crimini di guerra” ad Aleppo ha parlato Lynn Maalouf, vice direttrice a Beirut di Amnesty International”. Maalouf sostiene che Damasco ha “massacrato civili a sangue freddo”. Accuse che Damasco respinge al mittente definendole un “tentativo disperato” per incassare la solidarietà internazionale. Centinaia di residenti della zona occidentale di Aleppo (quella controllata da al-Asad) sono dello stesso avviso: la caduta dei “ribelli” nella parte orientale della città è stata festeggiata da centinaia di persone con musica, canti, danze e fuochi d’artificio.
In effetti nella giusta campagna internazionale verso i tanti abitanti bloccati e massacrati ad Aleppo est – strumentalizzata purtroppo da chi, come gli Usa,Europa e Turchia, non vanta sicuramente un curriculum immacolato in quanto a rispetto dei civili – pochi ricordano che a perdere la vita sono stati anche centinaia di residenti della parte ovest della città in seguito al lancio di razzi e colpi di mortaio sparati dall’opposizione “moderata” (è in realtà dominata da forze islamiste più o meno estremiste).
Una dimenticanza non casuale, ma sistematica. Perché di fronte agli innegabili atti criminali di al-Asad, quelli delle forze anti-governative (eccezion fatta per quelli dell’autoproclamato Stato Islamico) non trovano voce presso le cancellerie europee e i media mainstream. Non suscitano lo stesso sdegno e commozione. Anzi, non vengono proprio riportati se non in poche righe e in brevi trafiletti. Ciò non avviene soltanto perché queste vittime risiedono nei territori sotto il controllo del “macellaio” (al-Asad), ma anche per via di quel processo di puro revisionismo storico che fa apparire ormai il Fronte an-Nusra (oggi Fronte Fateh ash-Sham, il ramo siriano di al-Qa’eda) un gruppo “moderato”.
Un’organizzazione tutto sommato con cui si può dialogare, con cui ci si può accordare, a cui si può stringere una mano per strappare una intesa. Eppure fino a qualche anno fa, soprattutto prima che iniziasse il bagno di sangue siriano, era lo spauracchio della comunità internazionale. Il pericolo numero uno. Oggi, impegnato in prima fila ad Aleppo e non solo a combattere il governo siriano, viene descritto da più di un “esperto” come un “gruppo di resistenza” o come “ formazione moderata”. E parimenti si può dire per gruppi salafiti come Ahrar ash-Sham e simili la cui ideologia, per il presente e il futuro del Paese, non è meno inquietante di quella dell’autoproclamato “califfato”.
Contro al-Asad e in solidarietà con i civili dei quartieri di Aleppo est sono scese in piazza ieri migliaia di persone in diverse città europee. A Londra centinaia di manifestanti, coordinati dal gruppo Youth4Aleppo, si sono radunati fuori Downing Street (residenza della premier May) per protestare contro quella che definiscono “mancata azione” del Regno Unito nella difesa dei civili. Un presidio pro-opposizione si è tenuto anche a Manchester. Migliaia di persone hanno marciato per le strade di Istanbul accusando Damasco e Russia di commettere crimini di guerra nei quartieri orientali di Aleppo. Manifestazioni anti-governative anche a Bruxelles e a Malmo (Svezia). Nena News
Roberto Prinzi è su Twitter @Robbamir






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