Il progetto nasce dall’applicazione di un’idea pratico-funzionale: favorire il progresso civile della società giordana per costruire una comunità che apprezzi le Arti e che apprenda a rispettare gli altri. GUARDA IL VIDEO

foto di MEE/Mohammad Ersan
foto di MEE/Mohammad Ersan

di Cecilia DAbrosca

Roma, 30 ottobre 2017, Nena News – Shurufat è l’ultimo progetto artistico-culturale itinerante coordinato dall’Associazione no profit Tajalla for Music and Art con sede in Giordania. L’iniziativa prende forma in una delle città mediorientali più caotiche, Amman, coinvolgendone il centro cittadino – Downtown Amman. La traduzione del termine, indicato per designare il titolo del progetto, è “Balconi”: questi ultimi, assieme alla musica, sono i protagonisti di un evento-spettacolo interattivo.

Gli antichi palazzi del centro storico dominano le vie principali, con le quali formano un differente scenario di produzione e fruizione artistica, che i membri di Tajalla, assieme alla Municipalità di Amman e agli artisti giordani, coltivano e impreziosiscono. Alcune delle abitazioni del centro storico, dotate di ampi balconi che affacciano sulla strada, sono state trasformate in palcoscenici all’aperto, amalgamate ai rumori e al ritmo della metropoli, calate nell’essenza di entità culturale viva e creatrice, proiettate alla varietà di scambi comunicativi e umani; i luoghi fisici e visibili della città sono destinati alla performance, interpretata in chiave fisica e corale.

Esperimento coinvolgente e interattivo, lo Shurufat Project, nasce dall’applicazione di un’idea pratico-funzionale inseguita dall’Associazione: sollecitare l’impegno a favorire il progresso civile della società giordana – in primo luogo attraverso la musica – allo scopo di costruire una comunità che apprezzi le Arti, che apprenda a rispettare gli altri e che obbedisca alla Legge.

I musicisti vivono la sfida lanciata alla città (e a loro stessi) con motivazione e orgoglio, seppur consapevoli dell’eccezionalità di questa forma di spettacolo “pubblica” la cui riuscita è affidata da una parte all’improvvisazione  dall’altra all’impatto emotivo che suscita su un pubblico eterogeneo.

Diwan al-Douk, una delle dimore più antiche di Amman, adibita a museo, ha ospitato l’esibizione dei musicisti e dei cantanti. Inghiottiti dalla routine quotidiana, i cittadini che passeggiavano nel centro cittadino, sono stati trasformati in spettatori di una sequenza inusuale: nella parte centrale di un edificio illuminato, un ampio balcone adornato da una scenografia teatrale, conteneva uomini e donne che intonavano brani tratti dalla tradizione dell’Opera italiana.

Il pubblico è esterrefatto. Il momento spettacolare è sintesi di alternanza tra musica, danza e canto, cui l’audience risponde con immediata partecipazione ed emozione. L’inaspettato concerto irrompe nella quotidianità, determinando il successo di artisti e organizzatori. La preoccupazione di una ipotetica risposta negativa da parte del pubblico, è svanita. Secondo quanto ha dichiarato Russol al-Nasser, capo del Progetto, il timore risiede nel fatto che, la cittadinanza non è solita assistere a manifestazioni che abbiano come contesto la strada né ad eventi nel corso dei quali sia previsto il loro coinvolgimento.

Il Progetto Shurufat si basa sull’effetto sorpresa prodotto sull’audience; aspetto che, ha indotto gli operatori culturali a non divulgare le date ulteriori delle serate e le informazioni inerenti gli eventi, ma a prolungare la durata del Progetto e dirigerlo verso aree urbane circostanti. Coloro i quali hanno assistito al concerto, intervistati dal Middle East Eye (portale di notizie sul Medio Oriente), hanno espresso la gioia prodotta da quella scena inconsueta che, per alcuni istanti, ha allegerito la durezza della settimana.

Russol al-Nasser, coordinatore del Progetto, precisa al Middle East Eye che, “L’idea trae ispirazione dal Balcony Opera Project lanciato in Egitto nel 2014 dal Mahatat for Contemporary Art ” (una impresa sociale e culturale che nasce al Cairo), con l’intento di trasformare gli spazi pubblici attraverso le pratiche dell’arte contemporanea, creando opportunità espositive per gli artsiti, ipotesi di collaborazione tra questi, gli appassionati d’arte e gli imprenditori.

La stessa logica guida “Shurufat” in Giordania. Lo stesso al-Nasser dichiara: “Lo Shurufat Project infrange la paura degli artisti, abituando loro a gestire scenari d’esecuzione non “tradizionali” – adeguando la performance a nuovi spazi fisici e linguaggi artistici. Tale afermazione nasce dalla risposta positiva ricevuta dal pubblico, che ha rafforzato il grado di coinvolgimento dei musicisti nel momento dell’azione performativa. Ad essere mutato è il contesto di fruizione e la tipologia di rappresentazione artistica che, in questo caso, collega la musica alla partecipazione, al contatto diretto tra artista e fruitore del prodotto.

La strada diviene la location privilegiata, mentre la musica è il linguaggio eclettico e contaminato adottato allo scopo di sedimentare valori comuni. Chi sono gli artisti dello Shurufat Project? Si tratta di solisti o membri di gruppi musicali giordani. Uno di loro è Uday al-Nabar, specializzato nell’Opera italiana, poi vi è Hind Hamed, dell’Associazione Tajalla, il quale dichiara al Middle East Eye: “Come cantante professionista, sono solito organizzare i miei concerti con date e sedi prefissate, ma Shurufat mi sta dando la possibilità di esplorare il canto e di viverlo in modo differente”. “La particolarità di esibirsi sui balconi, permette di creare una connessione speciale con l’audience e lo spazio circostante, anche se questo si accompagna ad uno stress emotivo causato dalla mancanza di un target di riferimento, di un pubblico specifico al quale rivolgersi, ma ad un insieme di persone di ogni età, dotato di un differente background socioeconomico e religioso”. Nena News

 

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