La testimonianza di un osservatore internazionale italiano in un seggio elettorale a Van: i festeggiamenti per il superamento della soglia di sbarramento dell’Hdp si mescolano alle accuse di brogli e al timore per il futuro
testo e foto di Gianmarco Fontana
Van (Turchia), 3 luglio 2018 , Nena News – Sono circa le 23 quando Cumhuriyeti Cadi (Via della Repubblica) inizia a prendere vita. Un orario insolito per la gente del posto, spesso impegnata ad attraversarla senza dare troppa importanza al luogo. Non che ne abbia di particolare, è una delle arterie principali della città che la collega direttamente all’omonimo lago – il più vasto della Turchia.
Quella sera, invece, i cittadini si riversano in strada, la occupano, la percorrono come se fossero indaffarati, festeggiano in un tripudio di bandiere di qualsiasi colore. Ovviamente quelle che sventolano sono bandiere dei sostenitori del Partito Democratico dei Popoli (Halkların Demokratik Partisi in turco), raffiguranti un albero.
Quel simbolo è uno dei tanti che rappresentano il partito del popolo curdo, e la precisazione non è banale. Da anni ormai i delegati politici della minoranza curda in Turchia devono affrontare una dura repressione che passa anche sulla pelle della popolazione. La stragrande maggioranza di essi vive oggi nella regione dell’Anatolia Orientale o vicino al confine con la Siria, in aperta e perenne disputa con i poteri centrali. La violenza strumentalizzata dalle istituzioni statali non si sofferma “soltanto” all’uso delle forze dell’ordine, alla militarizzazione dei maggiori centri abitati da curdi e alla repressione fisica dei dissidenti. Nel 2014 il Bdp (Barış ve Demokrasi Partisi, Partito per la Democazia e la Pace) è stato forzatamente estromesso dal gioco politico nazionale, lasciando il posto all’attuale Hdp.
“Non c’è niente da festeggiare, non capisco perché tutti continuino a invadere la strada. Si mettono solo in pericolo”. Queste le parole di K., 26 anni, origine turca ma residente a Van da qualche anno. Ci accompagna durante la nostra missione come osservatori internazionali a supporto dell’Hdp durante queste elezioni.
Quella stessa mattina ci era stata assegnata la delegazione che sarebbe rimasta all’interno della città. Nella sede visitata a inizio giornata la situazione era relativamente tranquilla, non ci sono stati intoppi, disordini o scintille. Nel primo dei due seggi è stato addirittura possibile scattare delle foto all’urna in plastica contenente le schede dei votanti. Nel secondo, invece, non è stato possibile fare altrettanto.
I sostenitori del partito pro-curdo riferiscono di essere a conoscenza delle delegazioni internazionali presenti per osservare il processo di votazione, sperando che queste potessero minimizzare i tentativi di manipolazione. Fuori dall’aula alcuni agenti della polizia ci hanno pedinati. All’interno del cortile recintato della scuola, un blindato bianco e imponente fa da guardia all’ingresso. Ed anche qui ritorna il topic della militarizzazione sconsiderata delle zone curde in Turchia. Un membro del Bundestag tedesco era presente in ognuna delle tre delegazioni, per permettere un minimo di tutela giuridica ai volontari non riconosciuti dal governo. Lo spoglio e i risultati sono stati seguiti in diretta streaming da casa.
Come nei decenni precedenti anche in questo voto è imposta la soglia di sbarramento al 10% per i partiti che si sarebbero candidati senza coalizione, proprio come il partito pro-curdo. Durante lo spoglio, seguito in maniera concitata, la tensione si è allentata poco prima delle 23, quando l’Hdp ha raggiunto la soglia di sbarramento. È stato in quel momento che sono iniziati i festeggiamenti. In strada è stato possibile constatare quanto l’impatto – se pur minimo – del risultato fosse importante per i locali, che avevano invaso la strada principale della città.
La polizia e i militari, in netta inferiorità numerica rispetto alla popolazione ma armati di kalashnikov, mezzi blindati e fucili spara gas lacrimogeni, mitigavano il clima di festa e non hanno mancato di intervenire per disperdere un minimo la folla e non rischiare di trovarsi circondati. Fortunatamente durante le celebrazioni a Van tutto è andato per il meglio.
Nonostante ciò, sono stati denunciati dei brogli. Proprio nella scuola di fronte casa di K. un uomo armato ha minacciato di aprire il fuoco nel caso in cui non gli fosse stata concessa la possibilità di votare per se stesso e per altri otto componenti della sua famiglia che non potevano essere presenti. Era un votante per l’Akp, il partito di governo. Nel resto del Paese ce ne sono stati di ulteriori, testimoniati con video e notizie diffuse in diretta soprattutto su Twitter: in un seggio di Sanliurfa un votante dell’Hdp è stato violentemente picchiato per la propria posizione; nella stessa città è stata ritrovata un’automobile contenente tre urne piene di schede valide a favore dell’Hdp e sostituite – probabilmente – con schede false o a vantaggio dell’Akp. L’unica agenzia addetta al conteggio dei voti, inoltre, appartiene al presidente in carica e questo dettaglio suscita ulteriori dubbi riguardo la legalità e la veridicità del processo che, oltretutto, termina in poche ore rispetto alla mole di votanti.
I locali con i quali è stato possibile interagire hanno manifestanto questa ennesima preoccupazione. Altri ancora, invece, hanno denunciato la strategia di Erdogan di voler concedere la cittadinanza ai quattro milioni di rifugiati siriani accolti all’interno del paese, affermando che molti di essi avrebbero sicuramente votato proprio per il sultano e per il partito cui è affiliato. Il problema all’interno del panorama parlamentare attuale è dovuto dall’alleanza tra l’Akp e l’Mhp a soli tre mesi dalle elezioni: il partito nazionalista infatti, rischiando di non raggiungere la soglia del 10% ha ceduto alle avances di Erdogan, conferendogli idealmente, ulteriori 49 seggi che sommati ai 295 dell’AKP fanno un totale di 344, più della metà dei totali.
I festeggiamenti sono andati avanti per qualche altra ora, finchè il silenzio non si è impossessato nuovamente delle strade della città. Ripensando all’entusiasmo visto sabato mattina durante la manifestazione di chiusura di campagna elettorale dell’Hdp, alle parole della nostra nuova amica e ai “conti fatti in tasca alla popolazione turca”, la situazione appare paradossale: si va verso la rinascita di un vero e proprio sultanato rafforzato dal consenso popolare (sia esso coscienzioso o imposto), perennemente minacciato dalla grinta e dalla speranza di una popolazione bisognosa di supporto e visibilità al livello internazionale per poter continuare a combattere la propria battaglia. Nena News




