Un rapporto della ong britannica accusa le autorità egiziane di molestie e intimidazioni contro i difensori dei diritti umani. Il presidente al-Sisi, intanto, annuncia l’apertura a breve della più grande prigione del Paese che offrirà “cura umana” ai detenuti

Egitto

della redazione

Roma, 17 settembre 2021, Nena News – “Persistente intimidazione e molestie” nei confronti degli attivisti dei diritti umani in Egitto come tattica politica per silenziarli. E’ l’accusa lanciata oggi contro le autorità egiziane da parte di Amnesty International nel suo rapporto “Questo finirà soltanto quando muori”. L’ong britannica ha intervistato 28 persone (21 uomini e 7 donne) convocate dall’Agenzia di sicurezza nazionale (Nsa) che hanno denunciato di essere state minacciate di arresto e di azioni penali “a meno che non prendevano parte agli interrogatori”. Gli intervistati, inoltre, hanno riferito di essere stati anche intimiditi con eventuali blitz della polizia nelle loro case qualora non si fossero presentati alle convocazioni della Nsa. Il risultato, secondo gli attivisti, è quello di “vivere sotto la costante paura di essere detenuti dal Nsa”.

“Per questo motivo – scrive Amnesty – molti hanno troppo timore di esprimere le loro idee o partecipare ad attività politiche e alcuni sono stati spinti ad andare in esilio”. Gli attivisti – molti ex detenuti politici – hanno raccontato alla ong come hanno dovuto subire “domande inopportune” accompagnate da minacce di torture contro di loro e le loro famiglie “qualora si fossero rifiutati di svelare le informazioni”. Gli agenti della Nsa, hanno dichiarato ancor gli intervistati, hanno condotto “esami non autorizzati di telefonini e dei loro account sui social media” e gli interrogatori sono avvenuti senza la presenza di avvocati. Amnesty quindi ha invitato il presidente egiziano al-Sisi “a porre fine alle molestie extragiudiziali”.

Parlando due giorni fa in un programma televisivo, Sisi ha detto che non vuole “che gli egiziani sentano che ci siano violazioni dei diritti umani in Egitto”, aggiungendo che aprirà “la più grande prigione” nel Paese nel giro di poche settimane. Una struttura “sul modello americano” che fornirà “cura umana” ai detenuti. Il presidente a inizio settimana ha anche annunciato una “strategia nazionale” per i diritti umani accusando però contemporaneamente gli attivisti di non essere a conoscenza delle diverse “sfide che affronta il Paese”.

Intanto, Reporter senza Frontiere (Rsf) ha chiesto ad al-Sisi di rilasciare 28 giornalisti “detenuti arbitrariamente” se vuole davvero dimostrare che il suo governo è sincero quando afferma di voler migliorare la situazione dei diritti umani nel Paese. “Speriamo – ha scritto l’organizzazione – che il programma nazionale per i diritti umani non sia una battuta di cattivo gusto e perciò invitiamo le autorità egiziane a non perdere tempo e a dare prove concrete del loro impegno rilasciando immediatamente tutti i giornalisti imprigionati”. Nena News


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