Di Valeria Taurino – direttrice generale SOS MEDITERRANEE Italia

Pagine Esteri, 21 dicembre 2021 – Altre 75 anime perse sul fondo del Mediterraneo nelle ultime settimane. Milletrecento e più da inizio 2021. Ecco le notizie dal Mediterraneo Centrale, quel “Mare di Morte” e quel “Naufragio di Civiltà” cui ormai solo papa Francesco fa riferimento continuo.
“Non si voltino le spalle alla realtà, finisca il continuo rimbalzo di responsabilità, non si deleghi sempre ad altri la questione migratoria, come se a nessuno importasse e fosse solo un inutile peso che qualcuno è costretto a sobbarcarsi”. Queste le parole del papa su un altro fronte Mediterraneo, quello orientale, quello di Lesbo.
Parole che, neanche troppo velatamente, anzi piuttosto chiaramente, individuano il problema centrale della crisi migratoria di questi anni: il rimpallo di responsabilità, il vivere i doveri umanitari come un peso e la conseguente trattativa politica europea che somiglia sempre di più a una guerra di posizione.
Intollerabili stalli in mare, come quello vissuto dalle 482 persone su SeaWatch 4. Donne e bambini lasciati sotto la pioggia e in balìa del mare in tempesta per giorni senza fine: dal 18 al 27 novembre. Un po’ come, il mese prima, era successo alla nostra Ocean Viking.




La difficile logistica delle navi quarantena non basta a giustificare questi tempi di attesa. Le trattative diplomatiche per la redistribuzione dei naufraghi contribuiscono a questo intollerabile dilatarsi dei tempi di attesa per l’assegnazione di un porto per lo sbarco. Come se queste persone fossero in fila per prendere il treno o in coda al supermercato e non fossero naufraghi sopravvissuti, uomini, donne e bambini stremati da viaggi fatti di abusi, violenze e terrore. E come se l’assegnazione di un porto di sbarco nel più breve tempo possibile non fosse un obbligo previsto dal diritto marittimo internazionale. Eppure a chi importa?

A mare, in fin dei conti, sotto l’acqua piovana che si mescola a quella salata, al carburante che ha bruciato la pelle e che fatica ad andarsene, sui ponti di navi volenterose ma insufficienti, nei giorni appena prima di Natale non ci sono diplomatici da convincere, né contropartite da trattenere.

Ci sono però persone, uniche e irripetibili, vulnerabili e preziose, coraggiose come Faduma*: una ragazza somala di 26 anni soccorsa il 3 Novembre 2021 dalla Ocean Viking. Viaggiava su una barca di legno con 105 persone a bordo. Faduma ha lasciato il suo paese due anni fa per scappare dalla violenza, lasciando i suoi bambini indietro contro il suo volere. Ha raccontato la sua storia al nostro team a bordo.

“Mi sono sposata a 16 anni con un uomo anziano. L’ho conosciuto il giorno del nostro matrimonio. Abbiamo avuto 3 bambini insieme, ma è poi morto 6 anni fa. Ho incontrato un altro uomo due anni dopo, ci eravamo innamorati, ma la mia famiglia e una parte di quella di mio marito non ci hanno permesso di sposarci. Ci hanno minacciato, mi hanno picchiata. E infine mi hanno detto che se avessi continuato a vederlo, mi avrebbero ammazzata”, ci spiega Faduma. Racconta che si è sentita intrappolata in una vita che non ha scelto, in pericolo nella sua stessa casa, per questo ha deciso di partire per cercare di essere al sicuro. “È stata la decisione più difficile della mia vita. Ho dovuto lasciare i miei figli piccoli in Somalia perché la mia famiglia non li ha voluti far partire con me e so che il giorno in cui sono scappata via è stato doloroso per loro. Voglio trovare sicurezza e stabilità e dopo portarli da me, direttamente dove c’è la salvezza”.

Quando Faduma è arrivata in Libia, sperava che il viaggio fosse terminato. “Mi è stato detto che avrei trovato facilmente un lavoro qui, sebbene fossi donna, ma ho trovato solamente violenza”. C’erano altri uomini che volevano abusare di me, ma mi sono ribellata, allora mi hanno picchiata e con la forza hanno ottenuto ciò che volevano”.

Fadmua era tra le 314 persone salvate dalla Ocean Viking nel Novembre 2021. È sbarcata ad Augusta il 12 Novembre, 10 giorni dopo essere stata soccorsa ed avere attraversato tempeste con onde alte 4 metri e piogge torrenziali. “Spero di essere al sicuro adesso, e libera. Voglio che i miei bambini mi raggiungano senza passare per gli orrori che ho dovuto vivere io negli ultimi due anni”. E lo speriamo anche noi.

*nome di fantasia

 

Pagine Esteri Newsletter ✉️

Ogni settimana approfondimenti su Africa, Medioriente, Mediterraneo, Mondo

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

close

Pagine Esteri Newsletter ✉️

Ogni settimana gli approfondimenti su Africa, Medioriente, Mediterraneo, Mondo

Iscrivendoti accetti che i dati saranno utilizzati da Spring Edizioni nel rispetto dei principi di protezione della privacy stabiliti dal decreto Legislativo n. 196 del 30 giugno 2003 e dalle altre norme vigenti in materia. Accetti di ricevere questa newsletter e sai che puoi annullare facilmente l'iscrizione in qualsiasi momento.