Pagine Esteri, 3 gennaio 2022 – Abdalla Hamdok ha rassegnato le dimissioni meno di due mesi dopo essere stato reintegrato nel suo incarico di primo ministro dai militari golpisti che lo scorso 25 ottobre lo avevano estromesso in seguito al colpo di Stato. Ieri sera, Hamdok ha affermato che è necessaria una tavola rotonda per giungere a un nuovo accordo dopo quello che lo scorso 21 novembre gli aveva consentito di tornare alla guida del governo. L’annuncio è giunto dopo che ieri almeno altre tre persone erano state uccise da soldati nelle nuove proteste contro il colpo di Stato dello scorso 25 ottobre. Il passo fatto a novembre da Hamdok era stato fortemente contestato dalla popolazione e aveva portato all’estromissione dall’esecutivo delle Forze per la libertà e il cambiamento, espressione della società civile che portò alla caduta di Omar al Bashir nel 2019. La crisi sudanese si fa più profonda e si teme che le dimissioni di Hamdok portino ad una repressione ancora più brutale dei militari al comando del generale Abdel Fattah Al Burhan, l’uomo dietro il golpe di ottobre. Su quanto sta avvenendo in queste ore in Sudan abbiamo intervistato Sukri Abu Gamal, attivista delle proteste contro il colpo di stato.

 



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