di Marco Santopadre*

Pagine Esteri, 21 giugno 2022 – Le elezioni regionali anticipate di domenica hanno visto una prepotente affermazione delle destre in Andalusia – amplificata dal sistema elettorale formalmente proporzionale ma con una forte distorsione maggioritaria – anche superiore anche a quella prevista dai sondaggi. Se nel 2018 i partiti di centrodestra e destra avevano ottenuto complessivamente il 50% dei voti validi, stavolta hanno superato il 56,6 conquistando complessivamente 72 seggi su 109.



Un brutto segnale per il governo
Si tratta di un responso molto preoccupante per gli attuali soci del governo statale, Psoe e Unidas Podemos; infatti l’Andalusia è la Comunità Autonoma più popolata del paese, con 8,5 milioni di abitanti, e difficilmente si può pensare che il successo di PP e Vox non abbia risvolti politici pesanti a livello statale. Le destre sono da tempo impegnate in una infinita campagna elettorale e hanno già collezionato una serie di buoni quando non ottimi risultati in tutti i territori dove si è votato recentemente. Il messaggio che il PP lancia è chiaro: le affermazioni a livello locale non sono che il preludio alla conquista del parlamento di Madrid e all’apertura di un nuovo ciclo politico guidato dalle destre.

Il duello tra popolari e Vox
Domenica il Partito Popolare, guidato dal capo della giunta uscente Juan Manuel Moreno Bonilla, ha ottenuto una storica vittoria dopo aver sciolto anticipatamente l’assemblea regionale mirando ad assorbire i voti dei liberalnazionalisti di centrodestra di Ciudadanos, partito in crisi verticale ormai da alcuni anni. E così è stato.

Il PP ha infatti ottenuto il 43,1% dei voti (dal 20,7 del 2018) ed è passato da 26 a 58 seggi, tre più della maggioranza assoluta. Moreno potrà quindi continuare a governare ma questa volta in solitaria, facendo a meno del sostegno dell’estrema destra di Vox e dell’accordo con Ciudadanos. Quello che ha vinto la competizione andalusa è un partito che si è dato un’immagine “moderata” – di destra radicale ma non estremista e di governo – affine a quella che sta imprimendo alla formazione il nuovo leader statale, il galiziano Alberto Núñez Feijóo. La linea di Moreno in difesa della continuità e della stabilità ha conquistato consensi verso il centro dello spettro politico impedendo allo stesso tempo di perdere quote consistenti di voti alla sua destra.

Nonostante l’exploit del PP, i neofranchisti di Santiago Abascal sono comunque cresciuti, raggiungendo il 13,46% (dall’11% del 2018) e 14 seggi, due in più rispetto alla scorsa legislatura. Per tentare di erodere consensi a Moreno è scesa in campo la numero due del partito a livello statale, la alicantina Macarena Olona, che ha condotto la campagna elettorale a suon di slogan “identitari” contro omosessuali, immigrati, Islam e sinistre. A lei è andato il sostegno nientemeno che di Giorgia Meloni, ormai presenza assidua nei comizi dell’estrema destra iberica. Ma lo sforzo profuso non ha sortito il miracolo, anche perché nel 2018 Vox aveva già raggiunto un ragguardevole risultato, iniziando la rincorsa per l’irruzione nelle istituzioni statali ottenuta di lì a poco. Insomma si tratta di un risultato agrodolce per Vox, che può festeggiare il suo consolidamento ma non riesce ad insidiare il primato del PP, che anzi a Siviglia aumenta di gran lunga le distanze.

Giorgia Meloni insieme ai leader di Vox Macarena Olona e Santiago Abascal

Ciudadanos sparisce
Ciudadanos è stato quasi completamente risucchiato dai suoi competitori di destra, e il 3,3% ottenuto (dal 18,3) non gli ha permesso di entrare nell’assemblea, perdendo tutti i suoi 21 seggi. L’ennesimo crollo verticale potrebbe rappresentare l’ultimo atto di un partito in crisi di identità e di ruolo politico. Fondato nel 2005 come forza politica locale in Catalogna, nel tentativo di rianimare il campo politico liberale e nazionalista spagnolo e di contendere l’egemonia alle forze catalaniste, quello che all’inizio di chiamava “Partito della Cittadinanza” dopo qualche anno si è radicato anche nel resto dello stato, divenendo un graffiante “partito anticasta” in grado di attirare molti dei consensi in fuga dai popolari e dai socialisti dopo i grandi sconvolgimenti politici determinati dalla grave crisi economica che ha spazzato la Spagna (e l’intera Europa) alla fine del primo decennio del secolo. Ma dal 2019 quella stagione sembra definitivamente chiusa e da allora il capitale elettorale di C’s è divenuto preda delle altre formazioni ad ogni tornata statale e locale.

I socialisti sconfitti nello storico feudo
La debacle dei partiti di centrosinistra e sinistra che governano a livello statale – e che in Andalucia hanno sempre avuto un loro storico feudo – è stata netta, nonostante i quattro anni passati all’opposizione nel tentativo di contrastare le politiche della giunta composta da PP e C’s e sostenuta dall’esterno dai neofranchisti.

I socialisti, guidati da Juan Espadas, hanno ottenuto il loro peggior risultato di sempre. Col 24,1% (dal 27,9%) dei voti hanno conquistato solo 30 seggi, perdendone tre rispetto al già pessimo risultato del 2018 che però gli aveva permesso di piazzarsi in testa. Al portavoce del PSOE a livello statale, Felipe Sicilia, la formazione ha affidato l’arduo compito di spiegare che i risultati delle elezioni autonomiche andaluse non possono essere indicativi di una tendenza nazionale, in quanto gli elettori «sanno distinguere che tipo di urna si trovano davanti». Secondo Sicilia il nuovo leader del partito a livello locale non avrebbe avuto abbastanza tempo a disposizione per far conoscere il suo programma e le sue proposte, non riuscendo a mobilitare gli elettori. Il Psoe non ha vinto in alcuna provincia, nemmeno a Siviglia – dove i popolari sono arrivati in testa per la prima volta nella loro storia – la terra natale dell’ex presidente del governo Felipe González e dello stesso Espadas.

Inizio in salita per “Sumar”
Da parte sua, la coalizione di sinistra “Por Andalucía” composta da Podemos, Izquierda Unida, Mas Pais, Equo, Alianza Verde e Iniciativa del Pueblo Andaluz ha raggranellato soltanto il 7,7% e 5 seggi. A questi vanno sommati il 4,6% di “Adelante Andalucía”, che nel 2018 faceva parte di Unidas Podemos ma che nel 2020 si è separata dal resto della sinistra radicale criticando la collaborazione al governo con i socialisti e rivendicando un’agenda politica incentrata sui bisogni della regione meridionale spagnola. Da sola, la coalizione guidata da Teresa Rodríguez ha conquistato 2 seggi, un risultato discreto che le permette di rimanere all’interno dell’assemblea regionale e di tentare di consolidare il suo progetto di sinistra andalusista.
In totale, però, le forze a sinistra del PSOE nella precedente assemblea potevano contare su ben 17 rappresentanti, frutto del 16,2% conquistato quattro anni fa.

Il risultato è particolarmente preoccupante per la coalizione guidata da Inmaculada Nieto e che fa riferimento allo scenario statale. “Por Andalucía” avrebbe dovuto testare l’appeal del nuovo progetto di Yolanda Díaz – vicepremier e Ministra del Lavoro del governo Sánchez – che punta a riunire in un’unica offerta politico-elettorale tutte le forze a sinistra del PSOE. Durante la campagna elettorale la fondatrice del progetto “Sumar” (sommare, unire) è intervenuta in Andalusia per ben tre volte, ma non è riuscita a evitare la prevista emorragia di voti rispetto alla precedente tornata. Un duro colpo per Unidas Podemos, reduce da un certo numero di sconfitte nelle elezioni locali degli ultimi mesi e che non riesce a capitalizzare la altalenante azione riformatrice impressa al governo statale. Le divisioni interne alla sinistra e la crescente conflittualità tra viola e socialisti nel governo statale hanno convinto molti elettori progressisti a restare a casa.

Eppure l’Andalusia è una delle comunità economicamente e socialmente più arretrate del paese, con una quota record di disoccupazione – al 19% contro il 13% a livello statale – ed un’alta incidenza della precarietà e della povertà relativa e assoluta. Inoltre, l’Andalusia è uno dei territori della Spagna più minacciati dal cambiamento climatico.
Ma più che sui problemi reali e sull’effettività delle politiche di governo, una parte importante dell’opinione pubblica iberica sembra focalizzarsi su un risorgente nazionalismo sciovinista che mette al centro una presunta identità tradizionale – e tradizionalista – spagnola agitata come una mazza contro i pericoli che la metterebbero a rischio: i movimenti indipendentisti, “l’ideologia gender”, i diritti civili, l’immigrazione.

L’azione riformatrice dell’esecutivo Sánchez, impegnato ad estendere diritti economici, sociali e civili senza mai cancellare però del tutto le controriforme liberiste e autoritarie dei governi precedenti (popolari ma anche socialisti) non sembra in grado di inceppare questa dinamica. Domenica l’astensione nei quartieri popolari delle grandi città è ulteriormente cresciuta mentre le zone dell’upper class si sono mobilitate per sostenere il PP e Vox. D’altra parte Vox è la forza politica più votata all’interno dei settori sociali che lamentano maggiori difficoltà economiche.

* Marco Santopadre, giornalista, già direttore di Radio Città Aperta di Roma, è un analista dell’area del Mediterraneo, del Medio oriente e del Nord Africa. Collabora con il Manifesto, Catarsi e Berria. Scrive, tra le altre cose, di Spagna e movimenti di liberazione nazionale.

LINK E APPROFONDIMENTI:

https://ctxt.es/es/20220601/Firmas/40029/Editorial-CTXT-elecciones-andaluzas-PP-mayoria-absoluta-bipartidismo-derechizacion.htm

https://www.publico.es/politica/pp-moreno-frena-vox-andalucia.html

https://www.eldiario.es/andalucia/moreno-da-victoria-historica-pp-andalucia-fulmina-ciudadanos-deja-extrema-derecha-irrelevancia_1_9098472.html

https://blogs.publico.es/dominiopublico/46352/el-peor-de-los-presagios-para-pedro-sanchez-y-yolanda-diaz/

https://www.publico.es/politica/andalucia-11-15-barrios-pobres-espana.html

https://adelanteandalucia.org/

https://www.eldiario.es/andalucia/andalucia-pobre-no-llega-urnas-barrios-desfavorecidos-abstienen-rentas-altas-movilizan_1_9082470.html

https://elpais.com/espana/elecciones-andalucia/2022-06-13/la-extrema-derecha-suma-apoyos-entre-los-andaluces-que-confiesan-apuros-economicos.html?rel=buscador_noticias