Con un annuncio affidato a un post su Truth Social, Donald Trump, con toni solenni, ha proclamato oggi la nascita del Consiglio per la pace (Board of peace) che, sulla base dell’accordo di cessate il fuoco dello scorso ottobre tra Israele e Hamas, ha il compito di supervisionare l’amministrazione di Gaza nella cosiddetta fase di transizione. «È per me un grande onore annunciare che è stato formato il Consiglio della pace», ha scritto, senza tuttavia fornire i nomi dei membri, rinviando i dettagli a un annuncio futuro.

Il presidente americano ha collegato il comunicato all’inizio della seconda fase del “piano di pace” in 20 punti per Gaza, un progetto che la Casa Bianca presenta come la cornice politica per porre fine al conflitto. In qualità di presidente del Consiglio della pace, Trump ha dichiarato di sostenere il comitato tecnocratico palestinese, nominato nei giorni scorsi, incaricato di gestire gli affari civili nella Striscia. «Questi leader palestinesi sono fermamente impegnati per un futuro pacifico», ha affermato, usando una formula che lascia aperti molti interrogativi sulla reale autonomia e legittimità di questo organismo agli occhi dei palestinesi non solo di Gaza.

Secondo Trump, gli Stati Uniti, insieme a Egitto, Turchia e Qatar, garantiranno il disarmo completo di Hamas, la consegna di tutte le armi e lo smantellamento della rete di tunnel nella Striscia. Hamas ha più volte detto che consegnerà le sue armi solo quando vedrà la luce uno Stato palestinese indipendente. Il presidente Usa ha anche ribadito che il movimento islamista deve «onorare immediatamente i suoi impegni», a partire dalla restituzione dei resti dell’ultimo ostaggio israeliano, Ran Gvili, e procedere «senza indugio» alla demilitarizzazione. «Possono farlo nel modo più facile o nel modo più difficile», ha avvertito.

Dietro la retorica, il progetto di Trump è in gran parte indefinito. Ieri sera, durante un briefing con i giornalisti, funzionari statunitensi hanno confermato che Washington ha mandato inviti formali ai Paesi chiamati a partecipare al Board of Peace, ma hanno ammesso che, a causa dei tempi ristretti, non sono ancora arrivate risposte ufficiali. Il quotidiano britannico Times ha però riferito che il primo ministro del Regno Unito, Keir Starmer, dovrebbe far parte del consiglio. Secondo una fonte citata dal quotidiano israeliano Haaretz, l’amministrazione avrebbe dovuto allegare agli inviti anche una bozza di statuto.

La presentazione ufficiale del Board of Peace è prevista per il World Economic Forum di Davos, la prossima settimana. Proprio Haaretz ha però sollevato un punto significativo: il documento distribuito ai governi contiene un linguaggio che consentirebbe al Consiglio di ampliare il proprio mandato per intervenire in altre crisi globali, sostituendo di fatto il ruolo delle Nazioni Unite. Una prospettiva che ha già suscitato forti perplessità e opposizioni, tanto nei paesi arabi quanto in diversi governi occidentali, preoccupati per un ulteriore colpo al sistema multilaterale.

Mentre Washington parla di pace, la realtà sul terreno a Gaza racconta una storia diversa. Ieri almeno dieci palestinesi sono stati uccisi in una serie di attacchi israeliani. Tra le vittime figurano anche un ufficiale dell’ala armata di Hamas e un dirigente di spicco del Jihad islami. Le autorità sanitarie di Gaza hanno riferito che tra gli uccisi c’è anche un ragazzo di 16 anni. Dal mese di ottobre, nonostante la tregua, più di 400 palestinesi e tre soldati israeliani sono stati uccisi. Israele ha raso al suolo interi quartieri e ordinato l’evacuazione di oltre metà della Striscia, dove le sue truppe occupano almeno il 53% del territorio.

Quasi tutti i più di due milioni di abitanti vivono oggi in campi di tende o in edifici danneggiati, in una terra devastata da due anni di continui bombardamenti israeliani in cui Hamas ha ristabilito il proprio controllo nelle zone da cui l’esercito di occupazione si è ritirato. L’Unicef riferisce che, dal cessate il fuoco, oltre 100 bambini palestinesi sono stati uccisi, anche in attacchi condotti con droni. Almeno 71.000 palestinesi sono stato uccisi dai raid israeliani dopo l’attacco nel sud di Israele compiuto da Hamas il 7 ottobre 2023 che ha fatto circa 1.200 morti.