America Latina, regione letale per gli ambientalisti

Un dettagliato rapporto diffuso da Global Witness ha acceso nuovamente i riflettori sulla drammatica situazione dei difensori ambientali, evidenziando che nel corso del 2025 l’85% degli omicidi globali in questo settore si è concentrato in America Latina, con picchi particolarmente allarmanti in Colombia, Brasile, Honduras, Messico e Guatemala. L’analisi sottolinea che tra il 2012 e il 2025 sono stati documentati 2.375 casi di omicidi e sparizioni forzate, una cifra che gli stessi osservatori considerano sottostimata a causa della fortissima repressione e dell’impunità diffusa. Oltre un terzo di questi crimini vede il coinvolgimento diretto o indiretto di organizzazioni criminali e reti di sicari legate allo sfruttamento illegale delle risorse. La violenza si abbatte in modo sproporzionato sulle comunità indigene (che contano 842 vittime) e sulle popolazioni contadine (614 vittime), le quali lottano quotidianamente per proteggere i loro territori ancestrali dall’avanzata di latifondisti, compagnie minerarie e narcotrafficanti. Di fronte all’inerzia o alla complicità dei governi locali, le comunità indigene continuano a organizzarsi autonomamente attraverso forme di resistenza civile non violenta e l’istituzione di guardie indigene per difendere la biodiversità e arginare la distruzione ecologica.

Brasile

Meta blocca gli annunci del PT

A pochi giorni dal primo turno delle elezioni generali fissato per il 4 ottobre 2026, la tensione politica in Brasile si sposta sul terreno della libertà di informazione e della regolamentazione delle piattaforme digitali. Il Partito dei Lavoratori (PT) e la coalizione “Brasil Pronto Pra Mais” hanno presentato un ricorso formale contro Meta dopo la disabilitazione unilaterale — e priva di motivazioni trasparenti — della pagina di inserzioni pubblicitarie ufficiali intitolata “Eleições 2026 Luiz Inácio Lula da Silva Presidente”. La misura, applicata improvvisamente, rischia di compromettere la capacità della candidatura di raggiungere l’elettorato nella fase cruciale della campagna. Gli avvocati del partito hanno preteso una revisione umana immediata da parte dei team di conformità della multinazionale tecnologica e la preservazione di tutti i registri digitali, non escludendo azioni legali dirette presso il Tribunale Superiore Elettorale (TSE) per tutelare la parità di condizioni nel voto. Nel frattempo, il clima politico e istituzionale brasiliano resta infuocato anche all’interno del Supremo Tribunal Federal (STF). Il magistrato Flávio Dino ha denunciato con estrema fermezza la possibilità di nuove sanzioni extraterritoriali da parte degli Stati Uniti contro i giudici della corte suprema attraverso l’utilizzo della famigerata Ley Magnitsky. Nel pieno di una sessione plenaria straordinaria, Dino ha bollato questa eventualità come un’interferenza inaccettabile e di “enorme gravità giuridica e costituzionale”, ribadendo con forza che una corte suprema non può e non deve sottostare a condizionamenti o ricatti esterni. Le tensioni attorno al STF si inseriscono in un quadro di profonde divisioni politiche e procedurali legate ad inchieste per corruzione e frode finanziaria che coinvolgono figure di spicco e ambienti vicini all’ultradestra brasiliana.

Bolivia

Il governo Paz decreta l’emergenza e azzera il sussidio al diesel

La Bolivia sta attraversando momenti di fortissima agitazione a seguito della drastica decisione economica annunciata dal presidente Rodrigo Paz Pereira. Tramite il decreto 5716, l’esecutivo ha stabilito l’eliminazione definitiva della subvención al diésel, allineando immediatamente il prezzo interno ai valori del mercato internazionale e facendo impennare il costo del carburante (passato da 9,80 a 17,95 boliviani al litro). Sebbene il governo giustifichi la misura con la necessità di frenare l’insostenibile contrabbando transfrontaliero, garantire il rifornimento permanente ed evitare un salasso per le casse statali pari a circa 55 milioni di dollari settimanali, l’impatto sulla popolazione è stato dirompente. La revoca del sussidio ha scatenato la rabbia immediata dei settori del trasporto sindacalizzato, dei sindacati degli insegnanti e dei movimenti sociali legati all’ex presidente Evo Morales. Questi ultimi denunciano che il peso della crisi economica viene scaricato interamente sulle spalle dei lavoratori e dei piccoli produttori agricoli, dando vita a un’ondata di proteste, blocchi stradali e marce di protesta in tutto il Paese, aggravate dallo stato di eccezione prorogato dal governo.

Colombia

Rottura diplomatica totale con l’Iran

Il governo colombiano di estrema destra,guidato da Abelardo de la Espriella, ha ufficializzato una svolta drastica nella propria politica estera, comunicando la rottura formale delle relazioni diplomatiche con la Repubblica Islámica de Irán entrata in vigore dal 19 settembre 2026. La decisione, gestita dal Ministero degli Affari Esteri, è stata motivata da gravi ragioni di sicurezza nazionale e emisferica, nonché dalla ferma volontà di contrastare il crimine transnazionale. Tra le motivazioni ufficiali addotte da Bogotá figurano i presunti legami del governo iraniano con reti terroristiche e gruppi narcoterroristi attivi nella regione, le sistematiche violazioni dei diritti umani all’interno dell’Iran, gli attacchi contro Stati estranei ai conflitti mediorientali, il blocco dello Stretto di Hormuz e la palese ostruzione opposta da Teheran alle ispezioni dell’Organismo Internazionale per l’Energia Atomica (OIEA). La Cancelleria ha tuttavia specificato che la rottura riguarda esclusivamente il piano diplomatico, mentre si mantengono pienamente operative le relazioni consolari per tutelare i cittadini di entrambi i Paesi in conformità con le Convenzioni di Vienna. Intanto, in un intervento di forte impatto politico tenuto presso l’Universidad Nacional Autónoma de México (UNAM) durante il suo primo viaggio ufficiale all’estero da ex capo di Stato, Gustavo Petro ha lanciato un severo allarme sui rischi legati all’interferenza tecnologica nei processi democratici latinoamericani. Davanti a una platea oceanica di studenti, Petro ha puntato il dito contro il fenomeno del “tecnofascismo” e l’utilizzo massiccio di algoritmi e bot, avvertendo che le prossime elezioni generali in Brasile e i comizi intermedi in Messico previsti per il 2027 rischiano di essere pesantemente manipolati da attori esterni. L’ex mandatario colombiano ha denunciato apertamente che un sistema di circa due milioni di bot digitali, operato sotto la supervisione del Dipartimento di Stato statunitense (allora guidato da Marco Rubio), avrebbe interferito in modo determinante nelle recenti elezioni colombiane per favorire l’ascesa al potere dell’attuale presidente de la Espriella. Petro ha inoltre rincarato la dose criticando aspramente i colossi tecnologici globali e manager come Mark Zuckerberg e Elon Musk, collegando tali derive autoritarie alla crisi climatica globale e alle dinamiche di accumulazione del capitale neoliberale.

Cile

Michelle Bachelet ritira la sua candidatura all’Onu

La ex presidenta cilena Michelle Bachelet ha ufficialmente posto fine alle sue ambizioni di guidare la Segreteria Generale delle Nazioni Unite, decidendo di ritirare la propria candidatura in seguito a una serie di esiti negativi registrati all’interno del Consiglio di Sicurezza. La svolta è maturata dopo il terzo straw poll (votazione informale), in cui la figura della diplomatica cilena ha incassato un riscontro estremamente deludente, ottenendo appena un voto a favore su 15 e vedendo impennarsi i voti contrari a quota 11. Questo muro di opposizione ha confermato il veto di fatto di almeno una delle potenze dotate di potere di veto, con la dura e pubblica opposizione espressa dall’amministrazione di Donald Trump che si è rivelata determinante nell’affossare la sua corsa. Rientrata in Cile e decisa a sospendere gli impegni immediati a New York, la ex mandataria ha delineato il suo “piano B”, annunciando che intende concentrare tutte le sue energie future sulla promozione dei diritti umani, la difesa dei diritti delle donne e il rilancio del multilateralismo internazionale attraverso il suo ruolo nel Club di Madrid. La notizia del fallimento della candidatura ha inoltre infuocato il dibattito politico interno in Cile: mentre l’ex presidente Gabriel Boric e i settori progressisti hanno elogiato la dignità e la coerenza del percorso di Bachelet — definendo “indegna” l’azione di chi ha cercato di ostacolarla —, i partiti di opposizione e la coalizione di governo guidata dal presidente di estrema destra, José Antonio Kast, si sono scambiati pesanti accuse, con l’area socialista che ha aspramente recriminato all’attuale Cancelleria di aver deliberatamente indebolito e tradito la candidatura di una figura di spicco internazionale della propria nazione.

Cuba

La dinamica del fallito sbarco armato nei Cayos

Mediante confessioni e testimonianze Cuba ha svelato la dinamica dell’attacco mercenario respinto il 24 febbraio 2026 scorso, un’operazione eversiva di stampo paramilitare partita direttamente dalle coste della Florida. Un peschereccio a bordo del quale viaggiava un commando di dieci uomini fortemente armati — equipaggiati con un ingente arsenale comprendente 25 armi da fuoco, circa 13.000 munizioni, ordigni incendiari, giubbotti antiproiettolo e terminali di connessione satellitare Starlink — è stato intercettato dalla Guardia Fronteriza di Cuba nei pressi di Cayo Bahía de Cádiz, dopo aver subito un insabbiamento dovuto alla bassa marea. L’obiettivo dichiarato del gruppo, i cui membri erano stati reclutati attraverso piattaforme social come TikTok da reti di esiliati anticastrensi e addestrati in una fattoria clandestina nel sud della Florida legata a esponenti oltranzisti, consisteva nell’assaltare una stazione di polizia per innescare una reazione a catena, fomentare disordini interni e giustificare un intervento militare diretto degli Stati Uniti. Lo scontro a fuoco che ne è seguito ha causato la morte di cinque aggressori, mentre i superstiti sono stati catturati e sottoposti a rigoroso stato di detenzione in attesa del processo per reati di terrorismo, e ora hanno raccontato in pubblico i dettagli dell’operazione. L’episodio ha riacceso le polemiche storiche sulla tradizionale tolleranza e copertura politica che le autorità statunitensi garantiscono storicamente nel territorio della Florida a gruppi armati eversivi ostili a L’Avana. Intanto, nonostante il durissimo inasprimento del blocco economico, finanziario ed energetico imposto dagli Stati Uniti, Cuba ha incassato un successo politico e diplomatico di straordinaria rilevanza all’interno del sistema delle Nazioni Unite. L’isola ha infatti sventato l’ennesimo tentativo di isolamento economico orchestrato da Washington, ottenendo una vittoria netta e storica presso la Giunta Esecutiva del Programma Mondiale di Alimenti (PMA). Nonostante le manovre di pressing e boicottaggio messe in campo dalla diplomazia nordamericana per intercettare e bloccare ogni sostegno umanitario al popolo cubano, la comunità internazionale ha risposto con un’adesione massiccia. Con una votazione schiacciante terminata con 29 voti a favore e appena 2 contrari, è stato ufficialmente approvato il nuovo Programma di Cooperazione per il periodo 2026-2030, che garantisce l’afflusso di ben 116 milioni di dollari destinati a sostenere e potenziare la sicurezza alimentare e lo sviluppo agricolo nell’arcipelago. Questo vasto consenso all’interno di un organismo chiave della Nazioni Unite rappresenta l’ennesima dimostrazione di come la solidarietà internazionale continui a prevalere, rigettando apertamente la politica di soffocamento economico perseguita dagli Stati Uniti.

America Latina e Caraibi

La lotta femminista per i diritti riproduttivi

In occasione del 28 settembre (28S), Giornata di Azione Globale per l’Accesso all’Aborto Legal y Seguro, l’America Latina e i Caraibi sono tornati a porre al centro dell’agenda politica una delle battaglie storiche dei movimenti femministi: il diritto sovrano delle donne e delle persone gestanti di decidere sui propri corpi e sulle proprie vite. Il 28S riunisce lotte eterogenee e territori differenti, accomunati dall’opposizione frontale a qualsiasi forma di coercizione che costringa a portare a termine una gravidanza contro la propria volontà. Nel corso del 2026, questo scenario si sviluppa su un terreno estremamente complesso e polarizzato, segnato da un dualismo marcato: laddove in passato sono stati conquistati importanti quadri normativi, permangono ostacoli burocratici, sociali ed economici che limitano l’effettivo accesso all’interruzione volontaria della gravidanza; in altri territori, invece, la lotta per il riconoscimento di questi diritti di base continua a scontrarsi con un’opposizione radicale. I movimenti femministi denunciano inoltre l’avanzata coordinata di discorsi e progetti politici conservatori che mirano a reinstaurare il controllo statale e patriarcale sui corpi femminili e a smantellare le conquiste storiche faticosamente ottenute. Celebrare e rivendicare il 28S – dicono – non rappresenta soltanto una ricorrenza sul calendario, ma l’affermazione di una mobilitazione collettiva e di una resistenza politica transnazionale che attraversa l’intera regione per difendere strumenti di emancipazione e giustizia sociale. Pagine Esteri


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