di Michele Giorgio –

Pagine Esteri, 6 aprile 2022 – Non è semplice, dopo oltre un mese, rappresentare la posizione dei palestinesi nei confronti della decisione di Vladimir Putin di scegliere la via militare e di attaccare l’Ucraina. Il primo fattore da considerare è la differenza esistente tra la linea del silenzio scelta dall’Anp di Abu Mazen e dal movimento islamico Hamas, per non compromettere i rapporti con Mosca, e quella della popolazione o almeno di una parte di essa più incline a solidarizzare con Kiev. L’atteggiamento della gente comune però sta mutando. È passato dalla solidarietà ai civili ucraini colpiti dall’invasione dall’esercito russo – per giorni sui social tanti hanno postato foto di edifici e infrastrutture in Ucraina colpiti da missili e dei profughi in fuga dalla guerra, assieme a quelli di Gaza distrutti da attacchi israeliani – a una posizione più neutrale, figlia del disappunto generato dall’«ipocrisia degli occidentali». È passato dalla solidarietà ai civili ucraini colpiti dall’invasione dall’esercito russo – per giorni sui social tanti hanno postato foto di edifici e infrastrutture in Ucraina colpiti da missili e dei profughi in fuga dalla guerra, assieme a quelli di Gaza distrutti da attacchi israeliani – a una posizione più neutrale, figlia del disappunto generato dall’«ipocrisia degli occidentali».



 

    Un sondaggio del Palestine Center for Policy and Survey Research, rivela che il 43% dei palestinesi attribuisce alla Russia la responsabilità della guerra ma un altro 40% ritiene che la colpa vada data all’Ucraina. Abbastanza simili sono le posizioni degli arabo israeliani (i palestinesi in Israele) secondo un sondaggio del Peace Index. Johara, una giovane attivista di Ramallah, prova a spiegarci questa spaccatura. «Come palestinesi la nostra simpatia va sempre ai civili diventati profughi e che ricordano i nostri profughi ed inoltre condanniamo ogni occupazione militare» precisa rispondendo a una nostra domanda. «Detto ciò – aggiunge – ci aspettavamo in questa occasione che da parte del presidente ucraino ci fosse solidarietà nei confronti del popolo palestinese. Zelensky però ama Israele che ci opprime da decenni e occupa dal 1967 le nostre terre. Per noi è stata una delusione cocente e così si è spenta l’iniziale spinta filo-ucraina». In conseguenza di ciò sono diventati più visibili sui social e talvolta anche nelle strade i sostenitori della Russia, spinti dall’avversione nei confronti degli Stati uniti alleati di Israele, e dall’idea che lo scontro tra Mosca e Washington stia resuscitando il conflitto Est-Ovest con futuri riflessi positivi in Medio oriente e per la questione palestinese.

Non pochi opinionisti ed intellettuali puntano il dito contro gli europei e gli statunitensi, leader politici ed opinione pubblica, che condannano l’occupazione russa e appoggiano la resistenza armata ucraina ma non usano lo stesso metro di giudizio nei confronti dell’occupazione israeliana di Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. La molotov, la bottiglia incendiaria, è stata perciò oggetto di non poche analisi in queste settimane. I palestinesi scrivono che mentre quelle che lanciano gli ucraini contro i carri armati degli occupanti russi sono considerate legittime dagli occidentali, quelle che scagliano i palestinesi contro gli occupanti israeliani sono «terrorismo». Alcuni sottolineano la rapidità con cui gli Usa e l’Ue hanno imposto sanzioni economiche, finanziarie e sportive alla Russia mentre «non impongono alcuna sanzione a Israele». Persino il presidente dell’Anp, che pure evita posizioni di rottura con gli Usa, non ha mancato di dire al segretario di Stato Blinken: «Non troviamo nessuno che consideri Israele uno Stato al di sopra della legge».

Un discorso a parte va fatto per i palestinesi islamisti. Se fra questi è ugualmente forte il sentimento anti-Usa, è vero anche che molti di loro nutrono una profonda avversione per Mosca perché ha permesso al presidente siriano Bashar Assad di sbaragliare militarmente i suoi avversari, rappresentati da vari movimenti islamici e jihadisti, ed è alleata dell’Iran sciita. Hamas però non vuole attriti con il Cremlino che tiene aperte le porte ai suoi dirigenti. Quando nei giorni scorsi alcune decine di donne ucraine, sposate a palestinesi, hanno provato ad organizzare a Gaza un raduno pro-Kiev, la polizia di Hamas le ha mandate a casa esortandole a non creare problemi. Pagine Esteri

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