di Michele Giorgio

Pagine Esteri, 7 aprile 2022 – La rivincita dell’ex primo ministro Benyamin Netanyahu (Likud) sui rivali di destra che l’avevano defenestrato l’anno scorso dopo 12 anni di potere, ha un nome e cognome: Idit Silman. La presidente della coalizione di maggioranza e parlamentare del partito nazionalista religioso Yamina, guidato dal premier Naftali Bennett, ieri ha clamorosamente fatto un passo indietro. Una decisione che, all’improvviso, lascia il governo con 60 seggi sui 120 della Knesset, quindi senza maggioranza. E che è stata presa, ufficialmente, in polemica con il ministro della sanità Nitzan Horowitz (Meretz, sinistra sionista) additato da Silman come responsabile della crisi per non aver ordinato il rispetto negli ospedali pubblici del kashrut – le norme alimentari e per la preparazione del cibo dettate dalla legge religiosa ebraica che si fanno più stringenti durante la settimana di Pessach (Pasqua) – e di aver chiesto invece il rispetto di una sentenza dell’Alta Corte di Giustizia secondo la quale gli ospedali non possono vietare a pazienti e visitatori di portare prodotti alimentari che non sono adatti per la ricorrenza religiosa, a cominciare dal pane lievitato. «Ho tentato la via dell’unità. Ho lavorato molto per questa coalizione, ma non posso danneggiare l’identità ebraica di Israele», ha provato a giustificarsi Silman.



In Israele non pochi deputati e personalità politiche osservanti ritengono la legge religiosa ebraica superiore a quella dello Stato.  Sarebbe però ingenuo, a dir poco, credere che Idit Silman sia uscita dalla maggioranza e abbia messo in crisi il governo solo per imporre a tutti i costi il consumo solo di pane azzimo negli ospedali durante la Pessach. I media israeliani riferiscono di contatti avviati da tempo dal Likud con vari deputati della maggioranza per mettere fine all’esecutivo guidato da Bennett che include partiti di ogni orientamento politico e una formazione arabo islamista. Nella vicenda avrebbe peraltro avuto un peso anche la lunga amicizia tra il marito di Silman e un leader di estrema destra, Bezalel Smotrich, nemico giurato di Bennett perché, pur essendo un nazionalista e un ebreo religioso, l’anno scorso ha accettato nel governo un partito arabo. Pare che il Likud abbia già offerto a Silman l’incarico di ministro della sanità in ipotetico nuovo governo. «Silman è tornata oggi a casa, nella destra vera, nel campo nazionale», ha commentato Netanyahu, soddisfatto per aver raggiunto l’obiettivo che ha inseguito per un anno. «Il governo di Bennett – ha proseguito – ormai ha i giorni contati, perciò faccio appello ai nostri amici che si trovano nella coalizione. Tornate anche voi a casa e assieme formeremo un governo nazionale e forte che prevalga sul terrorismo e che blocchi il nucleare iraniano». In effetti Netanyahu ha le carte in regola per formare subito un nuovo governo, senza passare per le elezioni, se dalla maggioranza usciranno altri deputati pronti ad unirsi al Likud.

Bennett ha avviato un difficile tentativo di tamponare la falla. Ieri ha incontrato il ministro degli esteri Yair Lapid, destinato secondo l’accordo di governo a sostituirlo nel 2023, i deputati di Yamina e i capi degli altri sette partiti che fanno parte della composita maggioranza al potere. «Ho parlato con tutti i leader della coalizione: ognuno vuole continuare con questo governo che sta lavorando per conto dei cittadini di Israele», ha detto in serata Bennett, non mancando di criticare Idit Silman. La deputata e i suoi familiari, ha poi aggiunto, sono stati sottoposti «per mesi interi a pressioni al peggior livello» dai sostenitori di Netanyahu.

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Questo articolo è stato pubblicato in origine dal quotidiano Il Manifesto il 7 aprile 2022