di Valeria Cagnazzo

AGGIORNAMENTO 23 GIUGNO



Sarebbero oltre 1000 i morti e 1500 i feriti causati dal terremoto che ha colpito il paese due giorni fa, il più grave in Afghanistan in due decenni. I numeri sono destinati ad aumentare. “Non hanno niente da mangiare e sta anche piovendo”, ha detto un giornalista dell’agenzia di stampa statale Bakhtar in un filmato dalla zona del terremoto. “Le loro case sono distrutte. Per favore aiutateli, non lasciateli soli”.  Il disastro aggrava le condizioni di un paese in cui milioni di persone già affrontano la fame e la povertà crescenti e il sistema sanitario è crollato da quando i Talebani hanno ripreso il potere quasi 10 mesi fa durante il ritiro degli Stati Uniti e della NATO. Non è chiaro come la comunità umanitaria internazionale, che per motivi politici ha ritirato ingenti risorse dal Paese, potrà offrire aiuti agli afghani. Il ritorno al potere dei Talebani ha portato a un taglio di finanziamenti internazionali vitali e la maggior parte dei governi non vuole trattare con le nuove autorità. Le agenzie delle Nazioni Unite e altre organizzazioni ancora operanti in Afghanistan affermano di aver inviato rifornimenti nell’area, inclusi kit medici, tende e teloni di plastica, ma i bisogni sono immensi poiché interi villaggi sono stati rasi al suolo.

 

AGGIORNAMENTO 22 GIUGNO  E’ salito a 920 il bilancio attuale delle vittime, che si aggiorna di minuto in minuto. I feriti al momento sarebbero oltre 600.

Già attive nei soccorsi le ONG presenti sul posto.

Emergency, l’ONG italiana per l’assistenza medica alle vittime di guerra che nel Paese ha tre ospedali e decine di presidi di primo soccorso, in un comunicato sui social ha fatto sapere: “Abbiamo inviato 7 ambulanze e staff nelle zone più vicine al terremoto, per supportare i soccorsi in loco e trasportare i feriti nei nostri Posti di primo soccorso adiacenti alla zona colpita. Abbiamo inoltre messo a disposizione posti letto nel Centro chirurgico di Kabul. Sono più di 900 le vittime del terremoto che la scorsa notte ha colpito l’Afghanistan. E il timore è che questo numero continui a salire: molte persone potrebbero essere rimaste bloccate sotto gli edifici crollati. “Questa ennesima tragedia non fa che peggiorare ancora una volta la condizione di fragilità e difficoltà economica e sociale in cui da mesi versa l’Afghanistan”, racconta Stefano, il nostro Country Director nel Paese. “Ora si renderà ancor più necessario sbloccare e aumentare tutti gli aiuti umanitari necessari”.

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Pagine Esteri, 22 giugno 2022 – Sarebbero almeno 255 i morti e 155 i feriti nel terremoto che durante la notte scorsa ha colpito i distretti di Barmala, Ziruk, Naka e Gayan, in Afghanistan, al confine con il Pakistan. Secondo le autorità locali, come dichiarato dall’agenzia di notizie afghana Bakhtar, questi numeri potrebbero salire se nelle prossime ore il governo centrale non provvederà ad adottare misure di emergenza per i soccorsi sul campo.

Il terremoto secondo il dipartimento meteorologico locale ha avuto una magnitudo di 6.1 – di 5.9 secondo la United States Geological Survey. Le scosse sono state percepite anche nel vicino Pakistan e in India. Alcuni morti e feriti sono stati segnalati anche nelle province afghane di Nangarhar e Khost.

Il commento del governo è arrivato su Twitter. “Sfortunatamente, la scorsa notte in quattro distretti della provincia di Paktika c’è stato un forte terremoto, che ha ucciso e ferito centinaia di nostri connazionali e distrutto centinaia di case”, ha dichiarato Bilal Karimi, portavoce dei talebani, che ha aggiunto: “Chiediamo a tutte le agenzie umanitarie di inviare squadre sul posto immediatamente per evitare la catastrofe”.

Il terremoto scuote un Paese allo stremo, da mesi scomparso dalle cronache mediatiche. Il tasso di malnutrizione continua a salire, e secondo le Nazioni Unite metà della popolazione afghana non avrebbe abbastanza da mangiare. Gli aiuti internazionali dai quali il Paese dipendeva sono stati sospesi dall’insediamento dei talebani, né il nuovo governo ha ancora accesso ai 7 miliardi di dollari di proprietà della Banca centrale afghana congelati nelle casse della Federal Reserve dal 15 agosto 2021, né ai 2 miliardi e mezzo bloccati in Europa. Le conseguenze dell’isolamento del Paese sono già devastanti. Non è un caso che di fronte a una calamità naturale di queste proporzioni il governo talebano si rivolga quindi alle agenzie umanitarie, per evitare, come dice non si sa con quanta convinzione, “la catastrofe”.

 

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