di Valeria Cagnazzo

Pagine Esteri, 24 ottobre 2022 – Immaginate una città lunga 170 km. All’incirca pari alla distanza che intercorre tra Milano e Modena. Una città che si estende in lunghezza, fino ad attraversare climi ed ecosistemi diversi, dall’aridità del deserto al tepore della costa sul Mar Morto. Quasi una larga strada, dal momento che la sua larghezza è di circa 200 metri – per avere un’idea, Piazza San Pietro è 40 metri più larga. Una superficie non più grande di 34 chilometri quadrati. Alta, soprattutto: il corridoio centrale è delimitato sui due lati da edifici e pareti con una facciata esterna di specchi che si innalzano per 500 metri– provando a immaginare, se il senso della prospettiva non inganna, sarebbe difficile per chi si trova in strada intuire la fine dei palazzi guardando in alto. Tra una casa e l’altra giardini pensili, fontane, e anche taxi volanti. Nella città infinita, che si chiama “La Linea”, ogni forma di emissione inquinante è bandita. Nessuno si sposta in automobile, ma solo in taxi che volano (secondo i progettisti è solo questione di tempo perché siano realizzati) e su mezzi pubblici che in pochi minuti possono condurre ovunque: una linea ferroviaria vi trasporterà da un capo all’altro della città in appena 20 minuti. Nei ristoranti extralusso sospesi qua e là, è naturale veder lavorare camerieri robot. Anche gli alberi, non solo i taxi, si librano per aria tra un edificio e l’altro, sulla testa dei passanti. E in cielo c’è una gigante luna finta.



E’ questo il progetto della Linea, l’ultima trovata del regno saudita di Mohammed Bin Salman. Un’idea nata per sfidare “le tradizionali città piatte e orizzontali” e per creare “un modello per la conservazione della natura e una migliore vivibilità umana”, come dichiarato dal principe saudita stesso. “La Linea affronterà le sfide in cui si imbatte l’umanità nella vita urbana odierna e farà luce su modi di vivere alternativi”. I suoi progettatori parlano di “Urbanismo a gravità zero”.

Più che una città, “La Linea”, che dovrebbe ospitare 9 milioni di abitanti, è ufficialmente il progetto di un immenso grattacielo – diventerebbe il dodicesimo più alto del pianeta e senza dubbio il più lungo. Il progetto è stato definito da più osservatori “distopico” e molti si sono interrogati sulla sua effettiva fattibilità e vivibilità, data la prospettiva di vivere in un corridoio circondato da mura alte mezzo chilometro, oltre che sulla presunta sostenibilità.

 

Il grattacielo infinito della Linea dovrebbe sorgere all’interno dell’ancor più vasto progetto della città di Neom. Inaugurata nel 2017, Neom è un cantiere urbanistico che dovrebbe estendersi su un’area di 26.500 chilometri quadrati nella provincia di Tabukm a nord-ovest del Paese.

Si tratterà di una enorme città del futuro, una “megalopoli intelligente”, che “ospiterà aree dedicate alle tecnologie future in 16 settori tra cui biotecnologia, cibo, produzione e tecnologia”, come ha rivelato il principe saudita cinque anni fa. I finanziamenti per il progetto ammontano per il momento a 500 miliardi di dollari, stanziati dalle casse del governo saudita, dal Saudi Arabian Public Investment Fund (PIF), un fondo sovrano presieduto da bin Salman, e da altri investitori privati, locali e internazionali.

(da Neom.com https://www.neom.com/en-us/about)

Tra i partner commerciali e nel settore della comunicazione del progetto Neom ci sarebbero anche multinazionali americane. Nel 2020, inoltre, Neom è diventata partner commerciale di Mercedes-EQ Formula E, l’anno dopo ha firmato un contratto quadriennale di sponsorizzazione della confederazione calcistica asiatica, e quest’anno è diventato sponsor ufficiale della McLaren per la sezione di sport motoristici elettrici (ribattezzata Neom McLaren Electric Racing).

Per fare spazio a questa megalopoli del futuro, che comprenderà, oltre alla Linea, una spiaggia, un aeroporto, una zona industriale, ettari di terreni coltivabili, la principale meta sciistica saudita (il progetto Trojena), sarà necessario l’allontanamento dei residenti attuali nella regione. Oltre 20.000 abitanti, di diversi gruppi tribali, sono stati sfrattati o sono a rischio sfratto – nessuna opposizione è lecita.

Il sito della stazione sciistica di Trojena, da Neom.com

E’ del 17 ottobre la notizia, riportata dall’organizzazione per i diritti umani ALQST, che tre uomini forzatamente sfrattati dal sito in cui deve sorgere Neom sarebbero stati condannati a morte. Il motivo della sentenza, dopo due anni di carcere, sarebbe l’opposizione dei tre prigionieri all’allontanamento coatto dalle loro abitazioni nella regione per fare spazio alla costruzione della nuova città.

Per un rallentamento nei lavori è difficile che la città veda la luce entro il 2025 com’era stato inizialmente promesso, ma alla scadenza del 2030 dovrebbe sbalordire il mondo con la sua grandezza e innovatività.

La Linea e la città di Neom sono soltanto due esempi dei monumentali “mega-progetti” di edilizia e ripianificazione degli spazi pubblici lanciati dal principe Mohammed Bin Salman compresi nel piano Vision 2030: tutti questi avveniristici piani architettonici dovrebbero rendere l’Arabia Saudita indipendente dal consumo di carbonio entro i prossimi 8 anni e diversificare l’economia e l’ambiente. La cosiddetta “diversificazione post-petrolifera” voluta dal principe potrebbe rendere il suo Paese, bandito dalla comunità internazionale dopo l’omicidio del giornalista Kashoggi nel 2018, un modello non solo di futurismo ma anche di ecologia: una buona opportunità per una riabilitazione anche sul piano morale, in nome del “green”. I nuovi progetti, però, a ben vedere, potrebbero far pensare più a una poco sana mania di grandezza e di onnipotenza che al “verde”.

Come il parco di Qiddiya, alla periferia di Riyadh, un polo di oltre 3000 attrazioni tra campi sportivi e cinema, centri benessere e negozi, un circuito di Formula 1 e uno stadio in cima a una scogliera. Un progetto in costruzione dall’inizio del 2019 e che dovrebbe essere inaugurato nel 2023 per “battere molti record mondiali” con le sue giostre spettacolari e i suoi palazzi imponenti: una superficie di 330 chilometri quadrati, superiore a quella di Milano e Torino messe insieme.

Intorno a Riyadh sorgerà anche un altro gioiello del turismo. Ad Diriyah è il cuore storico della dinastia Al Saud regnante nel Paese e comprende il sito archeologico e patrimonio dell’UNESCO di At-Turaif, una città di fango e mattoni risalente al XV secolo e centro fondativo delle dinastie regnanti in Arabia Saudita da quell’epoca a oggi. Con un progetto di riqualificazione eccezionale che dovrebbe attirare migliaia di facoltosi da tutto il mondo in quella che è conosciuta come “la perla dell’Arabia Saudita”, il progetto spettacolare di Ad Diriyah comprenderà centinaia di ristoranti, attrazioni e hotel lussuosi, anche di marchi internazionali.

Nel 2030 dovrebbe essere ultimato, inoltre, il progetto faraonico del Mar Rosso (Red Sea Project). Un resort di lusso tra le città costiere di Umluj e Al Wajh, su una regione di 30.000 chilometri quadrati e 200 chilometri di costa: comprenderà un vero e proprio arcipelago naturale di isole incontaminate e un vasto paesaggio desertico al cui interno sorge un vulcano dormiente, oltre a diversi siti archeologici. Almeno 8.000 camere d’albergo in un resort “sostenibile”: non si utilizzerà plastica monouso e l’energia sarà completamente carbonio-free.

(King Salman Park project, da redvertex.com)

Per non parlare del King Salman Park: linee dell’autobus e della metropolitana convergeranno sul sito del vecchio aeroporto che sarà trasformato in un parco naturale unico nel suo genere, da far invidia a quelli del resto del mondo per la sua estensione. Basti pensare che arriverà a essere quattro volte più grande del Central Park di New York. Labirinti fiabeschi, giardini verticali, allevamenti di farfalle e di uccelli, ma anche due teatri con oltre 10.000 posti in tutto, musei e accademie d’arte da fare invidia alla National Mall di Washington, edifici residenziali e alberghi, campi sportivi e piscine e molto altro.

Sulla costa del Mar sorgerà poi Amaala, ribattezzata “La riviera del Medio Oriente”. 1.800 camere d’hotel e 900 ville private per turisti benestanti che potranno approdare direttamente nell’aeroporto costruito all’interno del sito. Secondo le autorità, il progetto, che sarà completato nel 2028 e per il quale non è noto ancora quanto i privati investiranno in aggiunta a quanto già stanziato dalle casse del regno, potrà generare circa 22.000 posti di lavoro.

Anche La Mecca cambierà volto, espandendosi per oltre 40 ettari al costo di oltre 4,4 miliardi di dollari con il nuovo progetto di Jamal Omar. Fino a 40 torri alberghiere, tra le quali una struttura a sette stelle, e sconfinate aree per la preghiera: oltre 100.000 pellegrini potranno essere ospitati nella nuova area edificata nella stagione dell’haji (il pellegrinaggio a La Mecca che ogni musulmano deve compiere almeno una volta nella vita).

E cosa dire della Jeddah Tower, destinata a diventare l’edificio più alto del mondo? Per il momento i lavori, avviati più di sette anni fa con un finanziamento di 1,4 miliardi di dollari, sono fermi a 250 m circa d’altezza, ma la torre dovrebbe sollevarsi in cielo a un chilometro dalla terraferma.

Ci sono poi progetti che rispetto agli altri sembrano quasi più sobri, come la costruzione di nuove linee della metropolitana nelle città più importanti, dei parchi a tema (come i parchi storici definiti come “musei viventi”) o dei più grandi centri per lo shopping al mondo.

Ogni progetto prevede una realizzazione high-tech e sostenibile, ma guardandoli tutti insieme non è tanto il futuro che si vede quanto un’unica maestosa e ingombrante figura: quella di Bin Salman. Che con i suoi progetti grandiosi da biliardi di dollari pare voler realizzare una sua nuova narrazione a partire dalla topografia e dall’architettura del Paese.

Bandita dalla comunità internazionale, l’Arabia Saudita è sotto i riflettori di tutte le organizzazioni per i diritti umani per la violazione dei diritti di espressione e di pensiero, per la repressione dei diritti delle donne, per gli omicidi politici, gli arresti degli oppositori del principe, le centinaia o migliaia di prigionieri torturati nelle carceri.

La macchina futurista del principe, però, non si arresta. Bin Salman distrugge il vecchio e ricostruisce mirando ai primati mondiali: è nel suo Paese che gli edifici sono più alti, che i parchi sono più estesi, che il lusso è più sfrenato. Tutto nel suo Paese è spettacolare simbolo di onnipotenza. I suoi sudditi e gli spettatori del mondo intero, di fronte a tanta magnificenza, non potranno che rifarsi un’opinione su di lui, emendare le idee e cancellare le proteste per le violazioni dei diritti e della libertà, finché non sarà rimasto soltanto un unico aggettivo nella loro testa, uno solo: “grandioso”.