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PODCAST. “Speranze Verdi” per una Gaza nella disperazione
Intervista a Meri Calvelli, cooperante a Gaza ed osservatrice della realtà quotidiana in quel lembo di terra palestinese. “A 10 mesi dalla guerra del 2021 la ricostruzione non è mai partita sul serio. Povertà e frustrazione dilagano”. Nel Nord di Gaza però nasce “Green Hopes”, sport e ricreazione per migliaia di famiglie.
PODCAST. LIBIA: Il premier Dbeibah sfugge a un attentato. Tobruk nomina un nuovo primo ministro
Abdel Hamid Dbeibah è sfuggito a un attentato alle prime ore di oggi. Non mancano dubbi sull’accaduto. Intanto Tobruk nomina un nuovo primo ministro. Si rischia il riesplodere della guerra civile. Abbiamo intervistato a Tripoli Hamad Kashbur, operatore umanitario ed osservatore della realtà libica.
PODCAST. Amnesty: “È inconcepibile descriverci come degli antisemiti”
Intervista a Sarah Rusconi, una portavoce dell’importante Ong britannica a difesa dei diritti umani, sulle reazioni al rapporto “Apartheid israeliano contro i palestinesi. Un crudele sistema di dominazione e un crimine contro l’umanità” presentato ieri a Gerusalemme. “Il nostro lavoro – spiega Rusconi – come in tanti altri paesi, si fonda saldamente sul diritto internazionale”.
PODCAST. Luisa Morgantini. “Desmond Tutu, un esempio che ci sprona a lottare contro tutte le ingiustizie”
Ieri sera Afro Arts SA, Palestine Festival South Africa, Discover TV, Narr8 Studio e Joburg Theatre hanno commemorato l’arcivescovo e premio Nobel sudafricano scomparso a fine dicembre. Artisti sudafricani, palestinesi e internazionali e la ex vicepresidente italiana dell’Europarlamento hanno raccontato la vita e l’impegno di una icona globale con lo sguardo puntato al futuro
PODCAST. Su Hasakah il marchio dell’Isis: morti, feriti e ostaggi
Intervista a Davide Grasso, ricercatore, scrittore ed ex combattente italiano tra i ranghi curdi contro lo Stato Islamico. L’idea dell’Isis, ci dice, non è mai scomparsa, esiste in molti punti del pianeta anche se di recente i jihadisti sono tornati con insistenza a colpire in Siria e in Iraq, i territori dove sono più forti. Resta insoluto il problema dei miliziani stranieri dello Stato Islamico detenuti dalle Sdf e che nessun paese vuole riprendersi, a cominciare da quelli europei.
Il tritacarne del Centrafrica, tra gruppi armati e missioni Onu inefficaci
La presenza della missione Onu della Minusca in Centrafrica, è stata rinnovata per un anno ancora, a fine novembre scorso. Ma i Caschi Blu non solo non proteggono i civili, si macchiano anche di crimini e violazioni dei diritti umani, come denuncia la gente e su questo si indaga. Il Centrafrica soffre due volte: stretto tra milizie armate, mercenari russi senza regole d’ingaggio chiare e soldati Onu inefficaci. Il Paese dell’oro e dei diamanti non esce dal pantano.
PODCAST. UCRAINA. Alberto Negri: “Non ci sarà la guerra, Mosca vuole da Kiev una soluzione federalista”
Per Alberto Negri, analista di affari internazionali, la Russia non intende attaccare militarmente l’Ucraina, come sostengono gli Usa e i paesi occidentali. Piuttosto preme affinché Kiev accetti la realtà delle secessioni filo-russe avvenute negli anni scorsi.
PODCAST. SUDAN. Pugno di ferro dei militari golpisti, altri sette dimostranti uccisi
La tensione rimane alta, la repressione dell’esercito diventa sempre più violenta e insieme al disinteresse internazionale aumentano le vittime
PODCAST. “Il Libano affonda, sopravvive solo chi può pagare in dollari”
Ieri sciopero generale dei trasporti a Beirut e in tutto il paese. È solo l’ultima protesta organizzata dai libanesi contro la crisi economica e finanziaria che ha spinto in miseria larghi strati della popolazione. Ne abbiamo parlato con il giornalista Pasquale Porciello a Beirut
PODCAST/SUDAN. Abdalla Hamdok getta la spugna: non c’è governo sotto i militari golpisti
Respinto dal movimento pro-democrazia, l’accordo tra Abdalla Hamdok e i militari golpisti raggiunto lo scorso 21 novembre è fallito ieri sera quando il premier sudanese ha rassegnato le dimissioni. La popolazione insiste affinché il potere passi subito a un governo completamente civile incaricato di guidare la transizione fino alle elezioni del 2023. Ma pochi credono che l’esercito agli ordini del generale Abdel Fattah Al Burhan rinunci al potere. Si teme una repressione feroce delle proteste popolari contro il colpo di stato. Domenica altri 3 manifestanti uccisi.















